Povero Giro: la corsa rosa è sempre più vittima del nuovo “ordine” del ciclismo internazionale, quello che ha spostato il proprio asse in due periodi ben distinti della stagione, dove proprio la corsa rosa ha finito per restare “intrappolata”, sempre più compressa da una concorrenza spietata che ha nelle vetrine mediatiche e nelle ragioni tanto care agli sponsor la propria bussola.

E a quanto pare non è bastato nemmeno l’ennesimo cambio di direzione nel disegno delle tre settimane di corsa per convincere i big a presentarsi al via di quella che, almeno fino a una manciata di anni fa, era riconosciuta come la corsa più importante al mondo dopo il Tour de France. Se ci fosse una classifica oggi, di certo il Giro starebbe molto più dietro. Tanto da rischiare persino di uscire dalla top ten.

Maledetto calendario: la Vuelta ora ci va a nozze I Fab4 vanno tutti assieme al Tour I possibili uomini di classifica al Giro 2024: Thomas è il veterano Van Aert vuole il Giro: la maglia ciclamino come obiettivo

Maledetto calendario: la Vuelta ora ci va a nozze

Maggio una volta era il mese perfetto per chi amava il ciclismo: si usciva da una primavera fatta di tante classiche monumento, aperta dalla Sanremo e chiusa dalla Liegi. Poi, appunto, i big si davano appuntamento sulle strade italiane: non si sentiva parlare tanto spesso di “doppiette” sull’asse Giro-Tour, ma si correvano entrambi, perché non prendere parte alla corsa rosa era oggettivamente visto come un affronto.

Quando nel 1995 la Vuelta decise però di spostarsi nel calendario internazionale, passando dalla collocazione di aprile (veniva scelta da chi puntava solo al Tour e non voleva affaticarsi troppo al Giro, ma erano pochi coloro che facevano tale scelta) a quella di fine agosto, nessuno si sarebbe potuto immaginare che in poco meno di 30 anni le cose sarebbero cambiate in modo così evidente.

Tanto che la Vuelta da qualche anno ormai è diventata una signora corsa, un po’ per il percorso assai diverso da quello degli altri due grandi giri (tante “rampe” e pochi tapponi di montagna, e benché meno chilometri a cronometro), un po’ perché utilizzata come “ancora di salvataggio” da quei corridori che o al Giro o soprattutto al Tour avevano steccato. Una sorta di esame di riparazione, ma che nel tempo ha trovato grande appeal agli occhi della carovana. E il Giro, fatalmente, ha perso consensi e parterre.

I Fab4 vanno tutti assieme al Tour

Quella che partirà il 4 maggio da Venaria Reale rischia di rivelarsi già in partenza alla stregua di un’edizione “mutilata”. Intanto perché non vedrà al via nessuno dei cosiddetti Fab4 del pedale contemporaneo, divoratori seriali (chi più chi meno) dei grandi giri, che peraltro da questa stagione correranno tutti con una squadra differente.

Jonas Vingegaard al Giro non è mai venuto, e chiaramente proverà a difendere per il terzo anno di fila la maglia gialla del Tour. Tadej Pogacar, che a sua volta al Giro non ha mai fatto presenza, allo stesso modo proverà a riprendere il simbolo del primato in terra francese, lasciato proprio al danese nelle ultime edizioni. Invero un pensiero a correre a maggio la corsa rosa lo sloveno l’aveva fatto, ma la UAE Team Emirates l’ha subito ricondotto a più miti consigli (tante crono e salite non impossibili lo avrebbero favorito, ma il Tour viene prima di tutto).

Primoz Roglic, campione in carica e fresco sposo della Bora Hansgrohe, ha giustamente spiegato di voler tentare l’assalto all’unica maglia che gli manca, appunto la gialla, avendone in bacheca tre rosse vinte alla Vuelta e appunto una rosa.

Infine, Remco Evenepoel, che lo scorso maggio ritirò al termine della prima settimana del Giro in maglia rosa, a sua volta avrebbe gradito assai di tornare e completare il lavoro lasciato a metà, ma la Soudal Quick Step lo ha spinto ad andare al Tour, seppur senza reali ambizioni di vittoria (ma per fare esperienza).

I possibili uomini di classifica al Giro 2024: Thomas è il veterano

Mauro Vegni, direttore di corsa del Giro, le ha provate tutte per ingraziarsi i migliori, ma ha trovato tutte le porte chiuse. Rischia però di ritrovarsi con un parterre davvero menomato: tolto Geraint Thomas, secondo nell’ultima edizione e ammaliato dai tanti chilometri a cronometro, di nomi forti non sembrano essercene molti all’orizzonte.

Joao Almeida sarà capitano “controvoglia” della UAE, poiché dopo tanti anni in Italia sarebbe voluto andare al Tour (ma c’è Pogacar, e si corre solo per lui).

Jay Hindley è un nome che non scalda troppo gli appassionati, benché un Giro l’abbia vinto (nel 2022) e benché al Tour dovrebbe semmai lavorare per il nuovo compagno di squadra Roglic. Avrà però da battere la concorrenza interna del giovane Cian Uijtdebroeks, che ha invece detto di voler puntare deliberatamente a conquistare la rosa e portarla a Roma. Altri nomi grossi per la generale, per ora, non ce ne sono, e difficilmente potranno saltare fuori.

Van Aert vuole il Giro: la maglia ciclamino come obiettivo

Come ancora di salvataggio potrebbe però arrivare Wout Van Aert, che al Giro ci pensa non tanto per fare classifica, quanto per affinare e bene la preparazione in vista di quello che considera il grande obiettivo della stagione, vale a dire la corsa olimpica di Parigi. Che di fatto gli suggerirà di ritirarsi a metà strada dal Tour, che verrebbe usato solo per testare la gamba (e per ragioni di sponsor: la Visma Lease a Bike non può permettersi di andare in Francia senza uno dei suoi uomini copertina).

Van Aert al Giro sarebbe, mediaticamente parlando, un bel colpo: avrebbe attorno a se una squadra molto giovane (lo ha annunciato Merijin Zeerman, il diesse del team olandese) e proverebbe a conquistare tappe e la maglia ciclamino della classifica a punti.

Potrebbe bastare ciò per salvare l’edizione 107 della corsa rosa? Probabilmente no, ma certo la presenza del belga non guasterebbe. E con essa quella di Filippo Ganna, che salvo sorprese sarà al via nel “suo” Piemonte.