La Sanremo è ancora affare dei corridori del Nord, ma a sorpresa non è Mathieu van der Poel a fare festa: in via Roma trionfa Jasper Philipsen, compagno di squadra di MVDP, che in una volata ristretta ma tirata come poche altre se ne ricordano nella storia recente della classicissima di primavera riesce a prevalere per una manciata di centimetri su Michael Matthews, con Tadej Pogacar costretto ancora una volta ad accontentarsi del terzo gradino del podio. Un finale mozzafiato in coda a una corsa serrata, che sul Poggio ha provato a saltare proprio per merito di Pogacar, il quale però non è riuscito a fare il vuoto. Ma il vero capolavoro l’ha fatto Philipsen, bravissimo a resistere sul Poggio e poi a uscire allo scoperto nel momento buono dopo 288 chilometri corsi a oltre 46 km/h di media.

Pogacar, l’ultimo ad arrendersi: MVDP gregario super Philipsen ha fatto la storia: bravissimo su Cipressa e Poggio

Pogacar, l’ultimo ad arrendersi: MVDP gregario super

Philipsen ha riportato un velocista sul gradino più alto della Sanremo dopo 8 anni (l’ultimo fu Arnaud Demare nel 2016). Ha potuto trarre beneficio dal grande lavoro svolto da van der Poel, che è andato due volte a riprendere Pogacar sul Poggio per poi soprattutto fare il forcing nell’ultimo chilometro, quando Pidcock e Sobrero hanno tentato di sorprendere gli avversari cercando il colpo da lontano (c’aveva provato anche Mohoric in fondo alla discesa del Poggio, ripreso ai -1,5 dal traguardo).

La volata del gruppo dei migliori è stata lanciata ai -300 metri e ha avuto un altro grande battuto in Mads Pedersen, bravissimo a resistere sull’ultima asperità di giornata ma poi rimasto un po’ sorpreso nel momento in cui servivano le gambe (ha chiuso quarto).

Alberto Bettiol brillantissimo per tutta la corsa, ha chiuso al quinto posto, il massimo a cui poteva aspirare pensando al valore di tutti i corridori che hanno chiuso nelle prime posizioni. Da rilevare anche il nono posto finale di Julian Alaphilippe, capace di tenere le ruote dei migliori e di tentare anche di lanciarsi allo sprint.

Rimpianti enormi per Filippo Ganna: il corridore della Ineos Granadiers, transitato per terzo sul Poggio, ha pagato dazio a un problema meccanico durante la discesa finale, costretto così a farsi sfilare da tutto il gruppo dei migliori.

Philipsen ha fatto la storia: bravissimo su Cipressa e Poggio

La giornata ha vissuto su una fuga partita dopo una manciata di chilometri appena, con un drappello di 10 corridori del quale hanno fatto parte Davide Baldaccini, Valerio Conti e Kyrylo Tsarenlo (Corratec Vini Fantini) Lorenzo Germani (Groupama FDJ), Davide Bais, Mirco Maestri e Andrea Pietrobon (Team Polti Kometa), Alessandro Tonelli e Samuele Zoccarato (VF Group Bardiani CSF Faizanè) e Sergio Samitier (Movistar), ripresi subito dopo lo scollinamento sulla Cipressa.

Il punto dove gli UAE Emirates hanno definitivamente acceso la miccia dopo aver dato fuoco alle porti su Capo Berta, aumentando sensibilmente il forcing e mietendo le prime vittime illustri: Laporte e Kristoff i primi a staccarsi, poi è toccato anche a molti velocisti (vedi Jonathan Milan), di fatto alimentando la sensazione che per gli sprinter anche questa edizione sarebbe stata off limits, come ormai accade sistematicamente da quasi una decina d’anni.

Philipsen però non è stato dello stesso avviso: ha tenuto le ruote dei migliori e alla fine è saltato fuori, beffando Matthews che aveva già chiuso sul podio nel 2015 e nel 2020 (entrambe le volte terzo). Confermata anche la tradizione che dal 2001 vede vincere un corridore diverso da quello dell’anno precedente, con van der Poel (decimo all’arrivo) che non è riuscito a replicare quanto fatto nel 1983 da Giuseppe Saronni, ultimo ciclista a trionfare a Sanremo in maglia iridata.