La certezza è presto detta: Tadej Pogacar in rosa se lo aspettavano tutti, e puntualmente se lo sono ritrovato. Dominante la versione dello sloveno in un Giro che senza di lui sarebbe stato probabilmente ridotto a una corsa decisamente in tonto minore. Tadej la sta salvando, ma la prima settimana della corsa rosa ha detto comunque tante cose. Un buon motivo per sfruttare il primo giorno di riposo per provare a tracciare un bilancio.

Pogacar è un alieno: il Giro può solo dirgli grazie Il Giro “degli umani”: Martinez e Thomas belli solidi L’uomo cartolina: Narvaez è più di una sorpresa Milan maglia ciclamino, ma in volata ha raccolto poco Ganna ha ancora una crono, i giovani italiani attesi al riscatto Giro d’Italia, la classifica generale dopo 9 tappe

Pogacar è un alieno: il Giro può solo dirgli grazie

Pogacar è venuto al Giro per vincere, e salvo sorprese (comunque sempre da mettere in conto) a Roma sarà lui a vestire la maglia rosa. Dovrà però confrontarsi con la seconda e soprattutto la terza settimana, quando la strada comincerà a salire e con essa anche le altimetrie, che in passato si sono rivelate alla stregua di un piccolo tallone d’Achille sulle strade del Tour (con Vingegaard bravo ad approfittarne).

Sin qui però la superiorità di Pogacar è stata schiacciante: ha aperto il Giro sprintando a Torino e perdendo la tappa da Narvaez per un soffio, poi a Oropa ha messo tutti in riga e da allora ha fatto parlare più per il colore ciclamino/granata dei pantaloncini (che all’UCI non è piaciuto: ma perchè?…) che per motivi squisitamente tecnici.

Finché non c’ha messo sopra il carico da 11 vincendo la crono di Perugia (sfruttando il finale in salita) e poi ripetendosi a Prati di Tivo. Da qualunque parte lo si guardi, uno spettacolo per gli occhi. E un corridore che sa sempre come nobilitare le corse.

Il Giro “degli umani”: Martinez e Thomas belli solidi

Chi può insidiare Pogacar? Classifica alla mano, Daniel Martinez è quello più vicino in classifica, seppur già staccato di due minuti e 40 secondi. Il colombiano è sembrato solido in salita, e questo fa ben sperare per il proseguo della corsa.

Solido lo è stato anche Geraint Thomas, terzo a poco meno di 3’: il britannico paradossalmente ha faticato più a cronometro (che dovrebbe essere il suo punto di forza, ma quei 6 km finali di Perugia hanno sorpreso tanti big…) che non a tenere le ruote dei migliori sulle prime montagne. Però GT c’è e visto che di solito va crescendo col passare delle tappe al podio può ambire per davvero. E a 38 anni non sarebbe cosa da disprezzare, confermando anche l’ottimo secondo posto (con annessi rimpianti) dell’anno passato.

O’Connor e Uijtdebroeks per ora sono un po’ lontani, sebbene avranno da giocare qualche buona carta: nel Giro “degli umani” anche loro possono legittimamente pensare al podio. Male Juan Pedro Lopez e Bardet, già fuori da qualsiasi gioco.

L’uomo cartolina: Narvaez è più di una sorpresa

Se c’è un personaggio cartolina di questa prima parte di Giro, quello altri non potrebbe essere se non Jhonatan Narvaez. Che ha indossato la prima maglia rosa a Torino, sottraendola a Pogacar (c’era chi aveva scommesso sul fatto che lo sloveno l’avrebbe indossata dalla prima all’ultima tappa, come Bugno nel 1990: l’ecuadoriano non è stato d’accordo), e che è stato spesso protagonista nelle fughe di giornata.

Soprattutto ha tentato il colpo gobbo a Napoli, beffato a meno di 50 metri dall’arrivo (lodevole il coraggio e la fantasia). Con Narvaez, giusto riconoscere anche i meriti di Julian Alaphilippe, al quale sin qui è mancato il colpo risolutore, ma che almeno tre volte ha provato a dare spettacolo e cercare di piazzare l’acuto. Di questo passo, dura che non possa riuscire a far sua almeno una tappa, che poi è l’obiettivo per il quale è venuto al Giro.

Milan maglia ciclamino, ma in volata ha raccolto poco

La battaglia delle ruote veloci per ora non ha un sostanziale padrone. Vero, Jonathan Milan è quello che è sembrato essere più continuo, ma due secondi posti (e un quinto, nella tappa vinta da Thomas a Lucca quando è andata in porto la fuga) al netto di un solo successo stridono con quanto avrebbe potuto raccogliere il talento friulano.

Merlier e Kooij hanno lasciato un segno a testa e per ora hanno sostanzialmente reso in pari il borsino dei velocisti, seppur Milan indossi la maglia ciclamino. Quella azzurra di leader della montagna, manco a chiederlo, è sulle spalle di Pogacar.

Quella bianca invece è il grande obiettivo di Antonio Tiberi, che al momento paga una manciata di secondi di ritardo da Cian Uijtdebroeks. Il giovane scalatore della Bahrain è assieme a Milan la nota più lieta tra tutte quelle legate agli italiani presenti al Giro: ha faticato a Oropa, causa due forature, poi però in salita s’è mostrato solito e a cronometro ha sfruttato anch’esso la parte finale per limitare i danni. Una top 5 è possibile, forse anche un podio, distante oggi un minuto e mezzo, ma quel che fa ben sperare è che per l’avvenire qualcosa di buono potrebbe scaturire.

Ganna ha ancora una crono, i giovani italiani attesi al riscatto

Qualche spina nella rosa italiana però c’è: Ganna stato sin qui sfortunato, perché ad Andora ha pagato il gran lavoro del rivale (ma grande amico) Consonni, che ha riportato sotto Milan, mentre a Perugia ha perso la crono perché Pogacar in salita ha fatto il vuoto, altrimenti in pianura non ce n’era per nessuno (la crono del Garda è già prenotata).

Bagioli, Zana e Velasco sin qui hanno fatto da spettatori, e da tutti ci si aspettava di più. Sufficienza stiracchiata per Piccolo, Fortunato (comunque in top ten, ma la prova vera arriverà più avanti) e Trentin, regista di casa Tudor. Chissà che a un Pellizzari, Piganzoli o Ballerini non venga voglia di inventarsi qualcosa più avanti, mentre Pozzovivo ha già fatto tanto ed è in top 15, mentre Caruso paga la sfortunata caduta che l’ha messo fuori causa a Lucca (sarà gregario prezioso per il giovane Tiberi).

Giro d’Italia, la classifica generale dopo 9 tappe

Questi i primi 10 in classifica generale (qui la classifica completa):

Pogacar (Slo) in 32h59’04” Martinez (Col) a 2’40” Thomas (Gbr) a 2’58” O’Connor (Aus) a 3’39” Uidtdebroeks (Bel) a 4’02” Tiberi (Ita) a 4’23” Fortunato (Ita) a 5’15” Rubio (Col) a 5’28” Arensman (Ola) a 5’30” Hirt (Cec) a 5’53”