Quel che ha fatto Jonathan Milan è roba che pochi si possono permettere: recuperare 45 secondi alle ruote del gruppo quando a 9 km dalla fine un problema meccanico lo spedisce lontanissimo è qualcosa che si fa fatica anche soltanto a pensare. Milan però ha un motore senza eguali: torna davanti, rifiata per 3 km, poi però deve comunque arrendersi a Tim Merlier che con più energie e con un lavoro di squadra della Soudal Quick Step a sua volta impeccabile ha gioco facile nel prendersi lo sprint sui Fori Imperiali, pareggiando il conto delle volate con la maglia ciclamino (tre vittorie a testa). Che per è il vincitore morale dell’ultima tappa del Giro, quello che passerà alla storia come il Giro di Tadej Pogacar.

Giro d’Italia, 21a tappa: Milan, manca soltanto il lieto fine Giro d’Italia, tappa 21: ordine d’arrivo e classifica Tappa 21, Roma-Roma: pagelle

Giro d’Italia, 21a tappa: Milan, manca soltanto il lieto fine

Che per non farsi mancare nulla si mette a tirare davanti a tutti fino a 1.500 metri dal traguardo. Lo fa per cercare di agevolare il compito di Molano, il velocista di casa UAE, che pure in volata non si presenta (chiuderà 19esimo). Un Giro che Pogacar onora davvero fino all’ultimo metro e che rende giustizia a un trionfatore annunciato, che pure ha reso la corsa bella, accattivante e intensa come non mai.

Roma però aspettava soltanto le ruote veloci: scontato il duello tra Merlier e Milan, che a 9 km dal traguardo viene tradito dalla sua bicicletta che lo lascia letteralmente a piedi. Perde 45 secondi e tenta una rimonta forsennata: una ventina abbondante di secondi li recupera da solo, sfruttando le sue doti da pistard, poi arrivano i compagni a dargli una mano e ai -3 dall’arrivo è di nuovo nelle posizioni di vertice.

In precedenza la corsa era stata animata dalla fuga di Marcellusi, Costiou, Honoré e Baudin, arrivati ad accumulare 30 secondi di vantaggio, ripresi però ai -15 dall’arrivo. La volata finale vede tutte le ruote veloci schierate: si viaggia a velocità sostenuta, ma alla fine il treno della Soudal Quick Step porta Merlier nella posizione perfetta, con Milan che da fondo alle ultime energie rimaste per guadagnarsi almeno una seconda piazza che vale comunque quanto una vittoria. Sul podio di giornata finisce anche Kaden Groves, mentre l’Italia piazza in top 10 anche Dainese e Lonardi (settimo e ottavo), che si mettono dietro anche il grande deluso di queste tre settimane, vale a dire Caleb Ewan.

Poi c’è spazio solo per la festa tutta rosa di Pogacar, che a fine tappa esclama che “il momento clou della stagione arriva adesso”. Per gli avversari, parole che suonano come una “minaccia”.

Giro d’Italia, tappa 21: ordine d’arrivo e classifica

L’ordine d’arrivo della 21a tappa del Giro:

Merlier (Bel) in 2h51’50” Milan (Ita) s.t. Groves (Aus) s.t. Gaviria (Col) s.t. Van Dijke (Ola) s.t. Aniolkowski (Pol (s.t.) Dainese (Ita) s.t. Lonardi (Ita) s.t. Ewan (Aus) s.t. Grondin (Fra) s..t.

Questi i primi 5 in classifica generale (qui la classifica completa):

Pogacar (Slo) in 79h14’03” Martinez (Col) a 9’56” Thomas (Gbr) a 10’24” O’Connor (Aus) a 12’07” Tiberi (Ita) a 12’49”

Tappa 21, Roma-Roma: pagelle

MILAN 10: quel che riesce a combinare il velocista della Lidl Trek è roba che meritava un bel lieto fine. Merlier glielo impedisce, ma Milan è stato monumentale: solo uno con la sua tempra poteva recuperare 45 secondi in appena 6 km, concedendosi un’opportunità che la malasorte aveva deciso di negargli. Alla fine chiude secondo, ma con la consapevolezza di essere davvero il migliore. MERLIER 10: voto che merita anche il belga, che a Roma completa un Giro nel quale ha vinto tre tappe e dimostrato a sua volta di essere un signor velocista. Sfrutta chiaramente la situazione di difficoltà di Milan, ma l’approccio alla volata è perfetto, così come il posizionamento sulla parte più coperta. Sprint regale in uno scenario unico: in Belgio adesso sanno andare forte anche in volata. Che invidia… GROVES 7: ennesimo piazzamento di un Giro nel quale è mancata la zampata. Certo, finire dietro questo Milan potrebbe apparire come poco edificante, ma la verità è che Groves contro quei due calibri poco avrebbe potuto, qualsiasi fossero state le circostanze. Alla fine vince la volata “degli umani”. LONARDI 6,5: se Dainese (voto 6-) non può esultare per l’ennesimo piazzamento che dice poco o nulla sulla sua corsa rosa, il giovane Lonardi continua a stupire. Altra top ten, per giunta in una volata sempre abbastanza atipica (con finale suoi sampietrini), e tanti bei pensieri per l’avvenire. EWAN 5: ultima chance per lasciare il segno, anche questa miseramente fallita. La sensazione è che il tasmaniano sia lontanissimo da quello che è stato nei suoi anni migliori. Il nono posto non rende merito alla sua avventura anonima al Giro. Il Team Jayco AlUla si aspettava ben altro quando a gennaio l’ha portato a libro paga: saranno settimane di profonda riflessione. POGACAR 10 E LODE: voto che esula dalla tappa, che pure lo vede protagonista fino a un chilometro e mezzo dalla fine a tirare per portare in buona posizione Molano (lavoro purtroppo sprecato). Onora il Giro fino all’ultimo e sale sul podio emozionato, consapevole che un’esperienza così meritava di essere fatta. Ha stravinto su ogni terreno, ma s’è fatto volere bene da tutti. Ha salvato il Giro, che senza di lui sarebbe stata una corsa tanto (troppo) più vuota. La speranza è che non debba passare tanto prima di rivederlo sulle strade italiane. Intanto tornerà tra un mese a Firenze, presentandosi al via del Tour come l’uomo da battere: la doppietta, 26 anni dopo Pantani, non è mai stata così vicina. E tutti faranno il tifo per lui.