Cresce l’attesa per le ATP Finals che si terranno al Pala Alpitur di Torino dal 12 al 19 novembre, evento in cui scenderà in campo anche un Jannik Sinner in grande stato di forma. A riguardo, ma anche su Coppa Davis e non solo, abbiamo fatto alcune domande a Elena Pero, la principale voce del tennis su Sky Sport, per capire cosa rappresenta un evento di tale portata per l’Italia, vista anche la presenza dell’altoatesino.

Come è nata la tua passione per il tennis?

Risale all’adolescenza, quando ho iniziato a guardarlo in tv e poi a giocarci, non da una famiglia di tennisti, nessuno in casa giocava a tennis. Ho preso un po’ di lezioni, poi andavo a giocare con un’amica una o due volte a settimana, compatibilmente con gli impegni scolastici, ed è cominciata così, in maniera puramente dilettantistica, mai agonistica

Cosa significa per l’Italia questa edizione delle ATP Finals, con un tennista come Sinner quarta testa di serie? Potrebbe essere l’edizione della consacrazione per il nostro movimento?

Significa tantissimo sicuramente, perché comunque l’evento è di portata mondiale, il più prestigioso dopo i tornei dello slam, raccoglie solo l’élite, è il culmine della stagione. Il fatto che ci sia un’italiano in Italia lo rende ancora più importante. Il movimento è in crescita da parecchio a livello maschile, perché a livello femminile una continuità c’è sempre stata. Non si tratta di una consacrazione, è un ribadire che comunque l’Italia è un movimento importante da almeno quattro stagioni, da quando Cecchinato a sorpresa è arrivato in semifinale al Roland Garros, proseguendo con Berrettini in semifinale a New York l’anno successivo e in finale a Wimbledon nel 2021, quindi direi che non è la consacrazione, quella è già arrivata. Diciamo che è un ribadire

Sinner ha vissuto la sua miglior stagione e sembra in costante crescita. In cosa è migliorato maggiormente? E quale potrebbe essere il suo prossimo obiettivo realistico?

Sicuramente è migliorato tantissimo a livello fisico, perché in particolare l’anno scorso c’è stato il problema infortuni, che l’hanno obbligato a lavorare a singhiozzo. Sinner è sempre stato bravissimo a lavorare con grande lungimiranza, ma purtroppo a singhiozzo visto che si infortunava spesso. Quest’anno è riuscito a fare una buona preparazione e quello, insieme all’aspetto fisico che è migliorato, gli ha consentito di lavorare dal punto di vista tecnico e dal punto di vista tattico con continuità, senza interruzioni, senza partire da zero ogni volta e quindi quel miglioramento fisico ha comportato anche un miglioramento tecnico, perché tutte le innovazioni che aveva in testa fino all’anno scorso non riusciva a metterle in pratica, adesso invece si. Per quanto riguarda il suo prossimo obiettivo, se sei n°4 del mondo ce n’è uno solo: vincere uno slam e, Djokovic permettendo, può farcela. Ha acquisito la distanza sui tre set, adesso si tratta di provare sulla lunga distanza, quindi gli slam, dove sono sette partite al meglio di cinque set in due settimane.

Un esordiente alle prossime ATP Finals sarà Alcaraz: come valuta la sua stagione? E il confronto con i Fab 3, per quanto sicuramente precoce, è sensato?

Fino a Wimbledon la sua stagione è stata pazzesca, poi dopo non all’altezza, ma sarebbe stato impossibile non calare. Poi lui ha un tennis molto molto fisico, chiede tanto al suo corpo e quindi magari qualche magagnetta un po’ sempre ce l’avrà. Adesso ha la fascite plantare. Dovrà imparare a programmarsi bene, ma mi pare che già con l’aiuto di un ex n°1 come Ferrero già sappia cosa deve fare. In fin dei conti la stagione è stata ottima, se vinci Wimbledon battendo Djokovic in finale non può che esserlo. Lui puntava a chiudere da n°1, ma adesso la situazione si complica perché a Nole basta vincere una partita per assicurarselo. Per quanto riguarda il confronto, aspettiamo. Quello che possiamo dire è che nessuno dei Fab3 possedeva la completezza di Alcaraz a vent’anni. Le premesse sono ottime, ma deve comunque avere a che fare con un fisico a cui lui chiede tanto e poi è impossibile prevedere se potrà arrivare a pari di gente che ha vinto 20 slam. Vedremo tra qualche anno. 

Che sensazioni le ha lasciato la finale di Wimbledon?

L’impressione è stata magnifica, una partita bellissima, piena di situazioni avvincenti, anche impreviste, è stata una partita di una qualità eccezionale. Poi eravamo di fianco alla postazione della tv spagnola, quindi puoi immaginare. Si pensava sarebbe stato lo slam più sicuro per Djokovic e il fatto che Alcaraz sia riuscito a prevalere dove sembrava più difficile alimenta il fascino di quella partita

Per quanto riguarda Djokovic: è possibile porgli dei limiti o continuerà a impressionarci? Può seriamente ambire al Grande Slam stagionale l’anno prossimo dopo esserci andato vicinissimo anche in questa stagione?

Lui sicuramente parte per il Grande Slam stagionale. E non dimentichiamoci che l’anno prossimo ci sono anche le Olimpiadi, che è l’unico titolo che lui non ha conquistato e questo complica sicuramente l’impresa anche dal punto di vista mentale e di preparazione. Poi anche da un punto di vista tecnico non sarà facile. Con le Olimpiadi al Roland Garros dovrà farsi la stagione sulla terra, Wimbledon, nuovamente terra e poi cemento. Diventa complicato, molto complicato. Però i limiti a Djokovic può porli solo lui. Finche ha questa fame dentro, questa ambizione, questa capacità di sacrificio tutto è possibile. Penso lui faccia una vita quasi monacale, nel senso che comunque vive per il suo lavoro, prendendosi adesso anche dei periodi in cui stacca un pochino, ma è uno staccare relativo. La palestra la fa tutti i giorni così come la dieta. Finche lui regge, l’età non sembrerebbe essere un problema, anche perché lui si è sempre curato fin da giovanissimo con l’alimentazione, la preparazione, la palestra, il lavoro sul fisico, l’elasticità, la leggerezza, per cui sul campo non dimostra 36 anni.

Chi vedi come favorito alla vittoria finale? E chi potrebbe essere invece la sorpresa di questa edizione?

Il favorito è sicuramente Djokovic, anche perché lui indoor è pazzesco, micidiale, forse è il contesto in cui si trova meglio. Poi dipenderà anche dai sorteggi. Uno che ha dimostrato di sapergli tenere testa è ad esempio Rune, il quale gli da parecchio fastidio

Cosa ti aspetti dall’Italia alle Finals di Coppa Davis? E chi potrebbe essere il nostro secondo singolarista?

Le aspettative sono alte, l’Italia è tra le favorite insieme alla Serbia. Oltre ad avere Sinner ha più squadra rispetto alla Serbia. Però non sottovaluterei l’Olanda, che ha un n°1 rognosissimo, Griekspoor, che a Parigi ha messo in difficoltà anche Djokovic, e un n°2 come van de Zandschulp che se in forma non fa giocare nessuno. Poi hanno dei doppisti puri molto forti e quindi una squadra molto rognosa, magari non di nome, ma sarà una sfida molto coplicata, anche perché abbiamo tutto da perdere e niente da guadagnare. Per il nostro secondo singolarista penso che Volandri si baserà molto sulle ultime giornate di allenamento per vedere chi si adatta meglio alla superficie, chi ha lo spirito migliore. Sonego ha dimostrato di essere uomo Davis, l’uomo delle missioni difficili, quello che va a vincerti la partita incredibile, lo ha fatto l’anno scorso a Malaga e quest’anno a Bologna. C’è Arnaldi, che ha esordito con un sangue freddo pazzesco. Vediamo Musetti con che spirito arriva, ritroverà un po’ quella gioia di giocare indispensabile per dare il meglio

Per concludere ti chiedo quale delle partite che hai seguito quest’anno ti hanno maggiormente emozionata?

La finale di Wimbledon sicuro. Ma anche il percorso di Sinner sempre a Wimbledon, la storia di Berrettini, il match di tre giorni con Sonego, giocando così così il primo giorno, il secondo meglio, il terzo benissimo e l’abbraccio alla fine tra i due. Diciamo che la combinazione del grande evento, della grande partita, del giocatore italiano, insomma, direi che tutto il torneo di Wimbledon è stato bellissimo, poi certo, la finale di Wimbledon incredibile. 

Novak Djokovic e Carlos Alcaraz al termine della finale di Wimbledon