L’immagine più iconica (la componente virale è importante, ma secondaria) di questi Indian Wells appena conclusi con la riconferma, mostruosa, di Carlos Alcaraz l’ha offerta Jannik Sinner capace di ribaltare con estrema delicatezza ritualità che appartengono a uno sport non più elitario ma estremamente ancorato alla tradizione quale è, ancora oggi, il tennis.

Che sia dettato da una motivazione ancestrale – come alcuni professano – la sua spontanea e insolita empatia anche nei riguardi della raccattapalle a cui tiene l’ombrello è stata percepita come umana, semplicemente. Addirittura dalla prepotente valenza sociale, considerato come e perché questo sport si abbini a una cultura del ristretto, riservato a pochi.

Indian Wells, il gesto di Sinner per la raccattapalle La conversazione intercettata dai microfoni La rivoluzione in atto di Sinner

Indian Wells, il gesto di Sinner per la raccattapalle

Il contrasto che la diretta televisiva e streaming, al pari delle foto che sono state diffuse dalle principali agenzie, ha proposto dei due rivali, amici-nemici, ha alimentato il partito pro Sinner che nella sua naturale avversione probabilmente per le attese ha preferito intrattenere una breve conversazione con la raccattapalle, incaricata di tenere il prezioso ombrello che li ha riparati dalla pioggia di Indian Wells, una condizione avversa che ha bloccato il gioco e probabilmente favorito Carlitos, che ha difeso il titolo conquistato lo scorso anno e i punti in classifica.

I precedenti dettavano un equilibrio estremo, anche se l’ultimo scontro diretto avrebbe fatto propendere per un facile entusiasmo.

Mentre Alcaraz si è concentrato senza intrattenere parola con l’altra giovane raccattapalle, Jan ha preso l’ombrello aiutando la ragazza e si è rivolto con estrema naturalezza nei riguardi della ragazza facendo delle domande alla compagna con la quale ha condiviso l’attesa, che ha risposto manifestando la sua stessa disinvoltura e quanto fosse a suo agio, accanto al campione 22enne.

Carlos Alcaraz

La conversazione intercettata dai microfoni

La pioggia sembrava una breve parentesi tra Sinner e Alcaraz, invece ha segnato questo match in modo irreversibile. La sua prontezza, nell’intervenire a sostegno della raccattapalle ha colpito quanti erano svegli per seguire una delle partite clou del torneo anche peer via del suo significato trascendentale in chiave classifica, senza l’aspettativa che Sinner manifestasse un tratto diverso, unico anche della sua personale concezione del tennis e della vita nel circuito.

Perché, si riesca o meno a decifrare il contenuto specifico di quella conversazione attraverso le frasi da tradurre attraverso i microfoni in campo, il suo modo di muoversi è e rimane anomalo, gentile, vicino alle persone più di quanto riesca a fare addirittura con le parole. E in un ambiente caratterizzato da un inevitabile isolamento per via del calendario, degli impegni, dello sforzo fisico e mentale che le dinamiche impongono ai pro.

Sinner con la giovanissima raccattapalle

La rivoluzione in atto di Sinner

Forse uno dei tratti, da comprendere e da analizzare, della sua popolarità, della stima e dell’apprezzamento da parte delle nuove generazioni (che hanno riempito le scuole di tennis in quest’ultimo anno) è proprio la sua immediatezza, quel calore che senza orpelli e con una comunicativa diretta è riuscito a instaurare con il pubblico.

Non si sovraespone, non ha velleità legate allo showbiz per ora, nonostante sia il primo tennista a Wimbledon ad essere apparso con la borsa dell’azienda di luxury della quel è brand ambassador (ricomparsa anche ad Indian Wells) così come tutto ciò che riguarda i suoi contratti commerciali.

Nella strategia di immagine e di comunicazione, gli sono riuscite cose (vedi il numero di aspiranti tennisti) che mancavano da troppo tempo, in Italia almeno, e che – piaccia o meno – hanno ridato nuovo vigore a uno sport che sta donando prestigio, indotto e nuove aspettative al tennis azzurro.