Qualcuno c’ha visto la reincarnazione (sportivamente parlando) di Roger Federer. Di sicuro, Grigor Dimitrov questo quarto di finale dell’edizione 2024 del Miami Open se lo ricorderà a lungo: una vittoria pesante, di quelle che lasciano il segno, contro un Carlos Alcaarz che non c’ha capito nulla, annichilito dal rovescio a una mano del bulgaro (eccole le somiglianze con Re Roger) che ha lasciato andare la mano e s’è preso uno scalpo eccellente. Di più: una semifinale con Zverev nella quale il pronostico sarà quanto mai incerto, il volano per provare a entrare per la terza volta in una finale di un Masters 1000, dopo quella vinta nel 2017 a Cincinnati contro Kyrgios e quella persa lo scorso novembre a Parigi-Bercy contro Djokovic.

Sinner, vincere il torneo per riscrivere la storia Alcaraz senza difese: “Sembravo un ragazzino di 13 anni…” La partita perfetta: 4 break e solo un calo di tensione

Sinner, vincere il torneo per riscrivere la storia

L’altra implicazione, che riguarda da vicino anche il mondo italiano applicato alla racchetta, riguarda la possibile scalata verso la numero 2 mondiale di Jannik Sinner. Quella scalata mancata a Indian Wells in virtù della sconfitta in semifinale contro Alcaraz che adesso, due settimane più tardi, diventa più di un’opportunità.

Sinner dovrà però vincere le prossime due partite: quella di stasera (ore 20, diretta Sky Sport) contro Daniil Medvedev, 11esimo atto di una saga che ha visto il russo prevalere nelle prime 6 partite e poi cedere nelle successive 4. E l’eventuale finale, appunto opposto a uno tra Dimitrov e Zverev.

Riuscisse a incamerare i 1000 punti previsti (quindi 400 in più rispetto ai 600 dell’anno passato, quando a Miami perse in finale contro Medvedev: da allora però il russo non ha più vinto contro l’altoatesino), il sorpasso ai danni dello spagnolo sarebbe automatico. Altrimenti bisognerà attendere i tornei sulla terra rossa europea per continuare la rincorsa, con buone probabilità che il mese di aprile possa rivelarsi quello giusto.

Alcaraz senza difese: “Sembravo un ragazzino di 13 anni…”

Certo la versione mostrata da Dimitrov contro Alcaraz è di quelle che incutono un po’ di timore negli avversari. Perché il bulgaro ha rasentato la perfezione: ha dominato la partita comandando il gioco e mostrando una tempra indistruttibile, piegando Alcaraz grazie a 24 vincenti (contro 18) e concedendo appena 14 errori gratuiti (3 in meno del rivale), ma soprattutto conquistando il 77% dei punti con la prima (Alcaraz malissimo al servizio: appena il 56% con la prima, addirittura il 52% con la seconda).

“Mi ha fatto sentire come un ragazzino di 13 anni”, ha candidamente ammesso Carlitos a fine partita, riconoscendo la superiorità di un Grigor che così bene probabilmente non giocava da quel magico 2017, anno nel quale trionfò a fine stagione nelle ATP Finals.

La partita perfetta: 4 break e solo un calo di tensione

Il bulgaro ha preparato la partita in modo assai accurato: ha cercato di evitare che gli scambi si prolungassero eccessivamente, entrando spesso e volentieri con il rovescio per accelerare anche la potenza dei colpi. Così facendo ha messo subito alle corde Alcaraz, il quale ha avuto una palla break nel gioco iniziale, slavo poi ritrovarsi a inseguire sotto per 3-0, a un passo peraltro dal ritrovarsi addirittura col doppio break sul groppone già nel quarto gioco. Proposito comunque rimandato all’ottavo game di un primo set nel quale Dimitrov ha fatto quello che ha voluto, irretendo il gioco del giovane rivale.

Che nel secondo è partito ancora peggio, ritrovando a inseguire sul 4-1 prima di scuotere un po’ di polvere sotto ai suoi sandali, risalendo fino al 4 pari (un calo al servizio del bulgaro tra le ragioni del blackout). Ma non appena Carlos accusa una live flessione, ecco che Grigor ne approfitta all’istante: quarto game di giornata nel decimo gioco e tutti a nanna. Con Sinner che adesso può davvero sognare di fare la storia, sebbene contro un Dimitrov così ci sarà da prestare tanta, ma tanta attenzione.