La storia è nuovamente lì, a portata di mano: l’Italia della staffetta 4×100 è una meravigliosa incubatrice di sogni, quelli che due anni fa a Tokyo presero vita confezionando un trionfo indimenticabile, quelli che stasera (ore 21,40) consentiranno nuovamente a milioni di italiani di trepidare davanti alla tv, sperando che il quartetto delle meraviglie possa ripetere l’exploit olimpico.

Le semifinali del Mondiale di atletica hanno detto che il quartetto azzurro è ancora il più forte: due centesimi in meno degli americani, 3 rispetto ai giamaicani, 6 sui temuti giapponesi e 7 sui sudafricani.

Insomma, la corsa all’oro sarà complicata tanto quanto la lotta per una medaglia, che a questi livelli vale tanto, indipendentemente dal colore. L’Italia però è pronta a fare la sua parte: se c’erano dubbi sulle reali possibilità della staffetta di essere competitiva in mezzo a tanti squadroni, la risposta è arrivata forte e chiara.

La sorpresa è RigaliJacobs, Patta e Tortu hanno girato beneIn cinque per tre medaglie

La sorpresa è Rigali

La condotta di gara della seconda batteria di semifinale è stata impeccabile. Ha pagato dividendi la scelta di inserire in prima frazione Roberto Rigali, l’uomo nuovo rispetto al quartetto di Tokyo, che l’ha spuntata al termine di un lungo testa a testa con Samuele Ceccarelli.

Il direttore tecnico Filippo Di Mulo ha puntato forte sul ragazzo di Esine (provincia di Brescia), non più giovanissimo (28 anni) ma capace di offrire risultati importanti nel corso della stagione, culminati con il personale di 10”25 centrato a Modena a inizio luglio.

Rigali si è soprattutto specializzato nel “lancio”, cioè come primo uomo della staffetta, e per quanto visto anche in semifinale la scelta s’è rivelata azzeccata.

Jacobs, Patta e Tortu hanno girato bene

Marcell Jacobs in seconda frazione ha ribadito comunque di essere sempre Jacobs, più efficace in un contesto di staffetta piuttosto che individualmente.

E se Lorenzo Patta in curva (terza frazione) offre le solite garanzie, non si può dire che Filippo Tortu non abbia voluto mandare un segnale forte a se stesso e al mondo che lo circonda correndo una favolosa quarta frazione, sulla scia di quanto fatto a Tokyo due anni fa.

Il 37”65 finale, miglior tempo tra i 16 delle batterie, è il secondo miglior crono italiano di sempre, secondo solo al 37”50 che valse l’oro alle olimpiadi. Stasera però servirà fare ancora meglio per conquistare anche il trono iridato, perché le insidie saranno tutte ben visibili.

In cinque per tre medaglie

Già detto dell’Italia, ecco le altre. Orfana dei campioni in carica canadesi, la finale maschile avrà almeno 5 pretendenti alla vittoria finale di indiscusso valore.

Gli USA, innanzitutto: da anni hanno perso il primato nel giro di pista, ma seppur orfani del nuovo re di 100 e 200 Noah Lyles si presentano con Chris Coleman, Fred Kerley (che come Jacobs va a caccia del riscatto), Brandon Carnes e JT Smith, tutta gente che in stagione ha corso sotto i 10”02.

Sulla carta però i giamaicani sono ancora più temibili: Ackeem Blake e Oblique Seville nelle prime due corsie sono le punte di diamante di un quartetto al solito fortissimo, l’unico ad avere quattro elementi (Rohan Watson e Rjiem Forde) in grado di scendere tutti sotto il 9”91 in stagione (nessuno come loro).

E se il Giappone in batteria è andato anche oltre le più rosee aspettative, con Sani Brown schierato in ultima frazione (occhio al suo sprint), il Sudafrica ha sostanzialmente mantenuto le attese, forte anche di due atleti (il primo frazionista Shaun Maswanganyi e l’ultimo Akani Simbine) che in stagione avevano già fatto vedere di poter scendere a patti con i più forti, correndo a 9”91.

Salvo sorprese, la lotta per le medaglie sarà ristretta a queste 5 nazionali, perché Francia e Gran Bretagna schierano quartetti un po’ più sperimentali, mentre per il Brasile è già un successo essere tra le migliori 8 staffette al mondo.

Usa e Giamaica, sempre loro

Tra le donne, il favoloso record nazionale mandato a referto da Zaynab Dosso, Dalia Kaddari, Anna Bongiorni e Alessia Pavese (42”14), con l’ultima frazionista capace di scendere sotto i 10 secondi (9”98 per Pavese), ha consentito alla staffetta azzurra di centrare una finale tutt’altro che scontata, ponendola a confronto con quartetti decisamente più abituati a competere ad alti livelli.

Quella femminile sarà l’ultima gara della rassegna magiara, in programma alle 21,50: strafavorite le statunitensi, seppur orfane di Sha’Carri Richiardson ma con punte di diamante come Tamari Davis e Tamara Clark, entrambe scese sotto gli 11 secondi in stagione.

Al solito per l’oro sarà una lotta a due con le giamaicane, che schierano in quarta frazione Shelly Ann Fraser-Pryce, bronzo dei 100 metri (l’argento Shericka Jackson non è scesa in pista in semifinale, ma potrebbe farlo stasera).

Un po’ a sorpresa con il terzo tempo si sono qualificate le ivoriane (41”90), che come l’Italia non presentano stelle di prima grandezza, ma che hanno affinato nel tempo la preparazione proprio per una gara tanto particolare come la staffetta (e comunque Murielle Ahouré-Demps ha corso 11”09 in stagione).

Se correrà Dina Asher-Smith, assente in batteria, anche la Gran Bretagna potrebbe aumentare le proprie possibilità di lottare per una medaglia (42”33 il tempo in semifinale, quinto assoluto), mentre Olanda, Svizzera, Polonia e Germania (ripescata col nono tempo) cercheranno di ritoccare i propri primati nazionali.