Alcaraz-Zverev ai quarti di finale dell’US Open: sarà notte in Italia e Jannik Sinner, probabilmente, la guarderà. Ma fa ancora male aver perso al quinto set contro il tedesco. Djokovic, intanto, resta in cima: il ritorno negli Stati Uniti si appresta a tramutarsi nell’ennesimo Slam messo lì per frantumare altri primati.

L’uomo dei record è tornato e in America ha trovato la sua terra promessa. Proprio là dove Novak Djokovic per due anni è stato bandito dalla circolazione, soffrendo per un’esclusione che col tennis giocato nulla aveva a che fare.

47esima semifinale in uno Slam“Dedicato ai miei genitori”Tifosi, fate pianoIl tabellone di CarlosL’infortunio shock di Shasca

47esima semifinale in uno Slam

E allora questa 47esima semifinale slam ha davvero il sapore di una rivincita: è l’ennesimo primato mandato a referto in una carriera che a 36 anni non smette più di stupire, perché un modo per arginare lo strapotere di Nole ancora nessuno l’ha trovato, seppur qualcuno ogni tanto è riuscito in qualche modo a limitarne la predisposizione a prendere per sé ogni tipo di primato (leggi Alcaraz).

La 47esima semifinale slam, però, è un traguardo oggettivamente senza senso: Federer si era fermato a 46 e adesso il serbo può far sfoggio di una altro record destinato a resistere per chissà quanto tempo nella storia del gioco.

Alla mia età, giocare in questo modo è davvero un privilegio

ha esclamato Nole davanti ai genitori Srdjan e Dijana, presenti all’Arthur Ashe Stadium nella serata che ha visto il figlio prevalere per la 29esima volta di fila su un tennista americano (Taylor Fritz ha ceduto in tre set).

“Dedicato ai miei genitori”

Il tennis mi ha dato e continua a darmi tantissimo. Grazie a questo sport ho viaggiato in ogni parte del mondo, conosciuto una marea di persone, compreso che ho un numero incredibile di fan che mi sostengono. I miei genitori con i loro sacrifici mi hanno permesso di arrivare dove sono ora e non finirò mai di ringraziarli.

In semifinale, contro la rivelazione Ben Shelton, Nole può andare a caccia della 36esima finale slam in carriera: un numero, 36, che pensando alla sua età anagrafica (quella biologica è impossibile da stabilire) fa allineare un po’ tutti i pianeti.

Tifosi, fate piano

New York è famosa anche e soprattutto per il chiasso che si genera in tribuna tra un punto e l’altro. Il pubblico americano è probabilmente il più indisciplinato del circuito, e oltre a Medvedev (che nella prima serata italiana affronterà Rublev in un derby tutto russo che promette scintille) anche lo stesso Djokovic ha ammesso di dover convivere forzatamente con l’esuberanza dei tifosi a stelle e strisce.

E pensando al fatto che in semifinale si troverà davanti l’astro nascente Ben Shelton, uno che col suo gioco tutto d’attacco e la sua grinta da vero yankee tende a portare il pubblico dalla propria parte, è evidente come il serbo abbia dovuto già mettere in conto che la semifinale si giocherà anche e soprattutto nella testa, prima ancora che nelle braccia o nelle gambe.

Flushing Meadows in fondo è un mondo a parte: lontanissimo dall’eleganza di Wimbledon, decisamente meno incline al “compromesso” rispetto ai tornei europei. I giocatori c’hanno fatto l’abitudine, anche se il fastidio provato da tanti non è più un fatto isolato. I tempi sono cambiati e adeguarsi è divenuta ormai la regola, anche per i big.

Il tabellone di Carlos

A proposito di big: detto del derby russo, l’altro quarto di finale mancante vedrà in campo Carlos Alcaraz e Sascha Zverev in quello che, nelle intenzioni, doveva rappresentare l’ennesimo scontro generazionale tra lo spagnolo e il nostro Sinner.

Di sicuro, guardare alla tv la sfida tra Alcaraz e Zverev gli farà male: l’ex numero uno al mondo (Djokovic è tornato sul trono da lunedì) proverà a vendicare la sconfitta patita nel quarto di finale del Roland Garros 2022, quando il tedesco la spuntò al termine di una sfida tirata che si decise nel tiebreak del quarto set.

L’infortunio shock di Shasca

Una vittoria che permise a Zverev di andarsi a prendere una semifinale attesissima contro Nadal, partita però rimasta poi nella memoria per lo scioccante infortunio alla caviglia che di fatto ne ha condizionato tutti i 12 mesi successivi, tanto che soltanto adesso Sascha è sembrato tornare vicino ai livelli pre-infortunio.

Il bilancio dei precedenti tra i due vede Zverev in vantaggio per 3-2 grazie ai successi ottenuti nei primi due disputati sul cemento, seppur datati ormai due anni (Acapulco e Vienna, entrambi nel 2021). Alcaraz ha vinto due volte, entrambe sul rosso, entrambe a Madrid, sia nel 2022 che nel 2023, ma è chiaro che il peso della sfida in programma nella serata newyorchese sarà ben più rilevante.

Anche perché il mondo del tennis attende l’ennesima sfida in finale tra Carlos e Nole, una sorta di resa dei conti dopo le due finali di Wimbledon e Cincinnati che i due diretti interessati si sono equamente ripartiti.