Percorso a Carpi come Giuntoli? Io non mi identifico in nessuno che non sia Riccardo Motta. Cristiano ha fatto qualcosa che non è la regola, ma è una magnifica storia. Dico che è giusto sognare, ma senza prendere nessun modello. Faccio questo lavoro dal 2015 e la prima volta in Promozione sono retrocesso. In quel momento ho capito che cosa non si deve fare e ho imparato” – passione, perseveranza e voglia di migliorarsi, così il ds Riccardo Motta si è raccontato in esclusiva a Virglio Sport.

Un po’ la filosofia di David Bowie in “Can’t Help Thinking About Me”, ma con estrema umiltà e autocritica. Un mix di ingredienti che gli ha fatto vivere un anno magico con il Carpi, terminato con il primo posto e la promozione tra i professionisti e un futuro ancora da delineare: Ora la priorità è l’iscrizione in Serie C, poi si parlerà di conferme e lo stesso vale per Serpini“.

Come ha festeggiato la promozione in Serie C?

“Ancora non abbiamo fatto nulla. Sapevamo che qualsiasi tipo di festeggiamento ci sarebbe stato dopo l’ultima giornata, anche perché ho sempre creduto che sarebbe arrivato alla fine il verdetto. Poi c’è stata la Poule scudetto, ma siamo stati sempre insieme e questa cosa è impagabile e magica. Ora avremo modo di organizzare una bella cena, mi aspetto che il presidente faccia qualcosa visto che è molto propositivo”.

Qual è la sua fotografia della stagione e quando ha capito di poter vincere il campionato?

“Quando abbiamo cominciato a non crearci aspettative. Il pareggio in casa contro il Borgo San Donnino è stato il punto più basso, che ci ha fatto ragionare. Poi la vittoria a Lentigione mi ha fatto capire tanto. Abbiamo dimostrato di essere una squadra diversa”.

Siete preoccupati per il ricorso del Forlì per il caso Cecotti e vi ha condizionati nelle ultime partite?

“Abbiamo dimostrato di pensare solo al campo e abbiamo sempre seguito la regole. Tutto il resto non mi ha mai preoccupato, così come a tutto lo staff. Siamo stati sempre concentrati sull’obiettivo”.

A Carpi è nato un dirigente come Giuntoli. Le piace il suo modus operandi e pensa di poter seguire le sue orme?

“Io non mi identifico in nessuna persona che non sia Riccardo Motta. Ho i miei pregi, i miei difetti. le mie conoscenze e le mie mancanze. Faccio questo lavoro dal 2015 e la prima volta in Promozione sono retrocesso. In quel momento ho capito che cosa non si deve fare, per migliorare. Sono partito da lì e mi sono detto ‘bene hai perso, ma vediamo cosa sai fare’.

Poi è ovvio che se avessi sbagliato ancora mi sarei fatto due domande. Mi ha guidato la passione. Ho vinto a Corticella l’Eccellenza e poi il playoff con una squadra che appartiene a una via di Bologna, trovando risultati inaspettati. Da lì mi ha chiamato il Carpi e ho sfidato quello che poteva essere un limite. Ad oggi sono Riccardo Motta che ha fatto male all’inizio e bene dopo. Per il futuro sognare non costa nulla e il segreto è lavorare giorno per giorno. Credo che Giuntoli abbia fatto qualcosa che non è la regola, ma è una magnifica storia. Bisogna sempre sognare, ma non prendere nessun esempio come modello di riferimento”.

In cosa ritiene di aver contribuito al ritorno in Serie C?

“Credo che non ci sia un merito del singolo. Sono parole facili, ma effettivamente è così. Ci sono tanti meriti, tante cose che dovevano succedere in un determinato momento e si sono realizzate. Abbiamo lavorato bene fuori dal campo e ci siamo messi tutti con grande umiltà sullo stesso piano. Con passione e lealtà”.

Come è nata l’intuizione Saporetti?

“Saporetti non è un’intuizione, per la categoria è una stella. Che fosse un’idea folle posso essere d’accordo. Lui è perfetto per il gioco di Serpini, che aveva già allenato ai tempi di Correggio sempre con Lazzaretti come presidente. Vinsero il campionato di Eccellenza”.

Serpini confermato?

“Per quanto riguarda le conferme, e vale per tutti, il processo deve ancora partire. Anche per i dirigenti. Ora la priorità è l’iscrizione in Serie C, poi nei prossimi dieci giorni si faranno i colloqui per programmare. Sono stato benissimo a Carpi e sono a disposizione. Diamo tempo al presidente e alla società di sbrigare le ultime cose burocratiche”.

Cosa spera di poter dire tra un anno?

“Mi auguro di mantenere lo stampo di persona libera e leale, che sposa una causa perché ci crede”.

Cosa si sente di dire ai tifosi?

“Credo che mi abbiano conosciuto. A me piace parlare tutti i giorni con i tifosi e preferisco farlo quando le cose non vanno bene, perché chi ha passione è più preoccupato. Abbiamo una Curva fantastica che ci ha dato sempre supporto, anche a Campobasso sono venuti in 25 per la Poule Scudetto. Credo che in stagione si siano divertiti. Il popolo carpigiano è gente genuina che ci tiene molto alla causa”.