“Che squadra tifo? Non l’ho mai detto e nessuno l’ha mai capito. D’altronde a 50 anni non sono più un tifoso sfegatato, tifo seriamente solo l’Olimpia Milano”. Così rispondeva Luca Marelli a chi gli chiedeva sulle sue simpatie da tifoso. Che però l’ex arbitro, oggi opinionista di Dazn ed apprezzato moviolista, segua da sempre la squadra della sua città non è un mistero anche se non è la sua preferita in assoluto come rivelò in passato proprio a Virgilio Sport (“Successe in amichevole di arbitrare il Como ma vi rivelo che mi capitò di arbitrare la mia vera squadra del cuore: ebbene ebbi discussioni con entrambe le squadre, nessun favoritismo”). Normale comunque che la promozione in A dei lariani lo abbia emozionato come dice in questa intervista in esclusiva a Virgilio Sport.

“Ci tengo a fare una premessa: non posso definirmi un vero tifoso perché i supporters del Como sono coloro che hanno seguito la squadra dalla Serie D fino alla promozione in A. E’ chiaro che sono molto contento in quanto squadra della mia città. La passione sportiva di un arbitro resta però diversa da quella di una persona che non ha mai indossato una divisa. Per la mia città rappresenta un grande risultato, è il concretizzarsi di una precisa strategia di una proprietà molto solida. Faccio i miei complimenti personali ai tifosi che hanno seguito e sostenuto la squadra anche nei tanti momenti difficile, vanno ringraziati per tutto.”

La proprietà del Como è attualmente la più ricca nel calcio italiano attualmente, quali pensa possano essere gli obiettivi di questa società?

“Non ho idea di quelli che siano nello specifico i programmi futuri della famiglia Hartono e di coloro che guidano concretamente la società ma, abbiamo visto che a gennaio per poter concretizzare il sogno della promozione, non hanno badato a spese e hanno comprato due giocatori di livello per la Serie B come Goldaniga e Strefezza. Credo che possano programmare a lungo termine investimenti importanti per restare in Serie A da protagonisti e non vivacchiare soltanto.”

Quali pensa possano essere stati i giocatori più importanti del Como durante questa stagione?

“Cutrone su tutti, rappresenta un po’ questa squadra anche per il senso di appartenenza da comasco doc. Il merito è soprattutto del tecnico Fabregas, una rivelazione…”

Quali sono i suoi più bei ricordi da giovane tifoso del Como?

“Il primo vero ricordo che ho nel calcio è di quando avevo 13 anni: era il giorno del mio compleanno (17 febbraio 1985). Quel giorno mio padre mi portò a vedere il Como perché il mio desiderio più grande era di vedere Maradona. Quel giorno il Napoli pareggiò, la gara finì per 1-1 e segnò Maradona su rigore.”

E a proposito di argentini, si ricorderà di Claudio Daniel Borghi…

“In prestito dal Milan, Berlusconi lo voleva nel Milan ma Galliani lo convinse a trasferirsi in prestito al Como. Ero troppo giovane per ricordarlo tecnicamente. Per noi arbitri è una faticaccia ricordare tutti i calciatori e allenatori. Talvolta, distinguiamo squadra blu da squadra rossa perché siamo talmente focalizzati sulla partita che non abbiamo il tempo materiale per distogliere l’attenzione magari sul singolo calciatore.”

“Nel periodo del Covid ho riscoperto i miei tabellini, almanacchi e rapporti di gara e mi sono ricordato di quando arbitrai Handanovic che allora era al Rimini. Ho anche scoperto di quando incontrai da arbitro un giovane Gasperini in panchina nella finale di andata nei play off tra Viterbese e Crotone.”

Quali crede siano stati i migliori arbitri italiani nel corso di questa stagione? E quali i migliori di Serie B?

“Stiamo vivendo ancora una fase di transizione: da Rocchi, che si è ritirato tre anni fa, Tagliavento, Rizzoli a Orsato che presumibilmente si potrà ritirare a fine stagione. In questa fase ci sono non poche difficoltà ma per fortuna ho visto alcuni giovani arbitri che stanno emergendo: Colombo di Como, Marcenaro di Genova e Sozza di Seregno. Credo che loro possano rappresentare il futuro. Ogni anno inizio la stagione con il mio solito motto: “Quest’anno sarà la peggiore stagione arbitrale”. C’è quando è realmente capitato, come qualche anno fa, e quando invece non è capitato come quest’anno. Gli errori ci saranno sempre, gli arbitri sono essere umani. A pagare pegno sono maggiormente gli arbitri di calcio o di basket per la maggiore discrezionalità e valutazioni da compiere rispetto ad altri sport.”

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