Società storica – è del Vado il primo successo nell’edizione del debutto della Coppa Italia, stagione 1922 -, dopo l’ennesimo campionato da protagonista in Serie D, il club della famiglia Tarabotto si accinge alla sfida secca del playoff contro il Città di Varese. Dentro o fuori con una sola opzione nel ventaglio per passare il turno: la vittoria in trasferta. L’annata della società ligure è stata fin qui positiva: quarto posto in campionato, seconda miglior difesa dietro dopo quella della capolista Alcione. Ne abbiamo parlato con il direttore sportivo Luca Tarabotto: riflessioni, analisi, bilanci e obiettivi a breve e media scadenza. Il Ds, classe 1970, ricopre l’incarico da tre anni dopo una parentesi in panchina che ha deciso di interrompere per misurarsi nel nuovo ruolo. All’undicesimo anno di gestione del club, i Tarabotto intendono valorizzare la prima realtà calcistica di Vado Ligure attraverso un impegno volto al consolidamento – anche economico – della società: fare sempre meglio tenendo fede a un approccio virtuoso e strategico.

Luca Tarabotto, come nasce la passione per il calcio?

Ero un calciatore, dicono fossi anche bravo: un esterno puro che pensava prima ad attaccare e solo poi, molto poi, a difendere. Abile con entrambi i piedi. Ho subito un grave incidente automobilistico le cui conseguenze, per chi era in macchina con me, sono state sfortunatamente fatali: era il 1988. Sono stato tre mesi e mezzo in ospedale, immobile: mi hanno salvato la vita ma ho smesso di giocare.

Quando, il calcio, è tornato ad avere un’incidenza cruciale?

Nel 1999/2000 sono ripartito dal Lagaccio: serviva una mano alla promozione e sono rimasto due stagioni. Ha fatto seguito l’esperienza di Bogliasco: vice allenatore per un anno. Da lì in avanti, una serie di esperienze in giro per l’Italia. È il 2013 quando arrivo a Vado per seguire la Juniores: è l’anno del centenario della vittoria della Coppa Italia e riusciamo a celebrarlo con il successo in campionato, con undici punti di distacco dalla seconda, che precede il trionfo nella fase nazionale.

Ho avuto una parentesi positiva all’Arenzano prima di tornare a Vado: da allenatore a direttore sportivo, è stato un passo dettato da motivazioni e necessità. Posso dire oggi con cognizione di causa che il Vado è uno dei club della categoria in grado di distinguersi per progettualità e serietà gestionale.

La famiglia Tarabotto ha rilevato il club in un momento di difficoltà. Era il 2013.

Esattamente, quando Franco – il presidente – ha deciso di investire nel club, siamo ripartiti da zero. La volontà è stata, fin da subito, di uscire da una situazione debitoria delicata per provare a ripartire con progettualità, dando le medesima importanza alla fase prettamente tecnica, a quella finanziaria e strutturale: tra i primi interventi apportati, quelli relativi agli impianti da gioco e allo stadio.

Venite da un biennio importante di una gestione ormai più che decennale: Vado a cosa può ambire?

Venivamo da una stagione veramente importante con la vittoria dei playoff e il mancato approdo in Lega Pro resta un rammarico. Quest’anno, nonostante i numerosi cambiamenti, un inizio difficoltoso e qualche errore in fase di valutazione abbiamo saputo riprenderci e mettere in archivio una seconda parte di campionato importante. La sensazione è che, sebbene all’Alcione vadano riconosciuti tutti i meriti di un’annata da protagonista, con un po’ di attenzione in più avremmo potuto insidiare le primissime posizioni con maggiore efficacia. Le ambizioni sono state e restano alte, ma la capacità di un gruppo gestionale è soprattutto quella di non fare mai il passo più lungo delle proprie possibilità. Sono un esempio società come l’Empoli, per citarne una, che conservano da anni la categoria maggiore senza stravolgere bilanci e conti. Fare bene con il poco che si ha a disposizione vale due volte di più.

Come è stato il vostro girone di Serie D?

Combattuto. L’Alcione era programmato per vincere e ha vinto meritatamente, senza un dominio schiacciante. Avevano il vantaggio di conservare lo stesso zoccolo duro dello0 scorso anno e hanno saputo beneficiarne. Noi e altre due o tre società ce la siamo giocata: avremmo potuto fare qualche punto in più ma il bilancio complessivo è più che positivo. Non cambierei nessuno dei giocatori che ho a disposizione.

Avete una delle difese meno battute nonostante la retroguardia sia di fatto completamente stravolta rispetto alla passata stagione

È la prima volta che mi succede: normalmente prendevo quindici attaccanti e due difensori (ride, ndr). Non ho mai amato le difese, le squadre di solito comincio a costruirle dal centrocampo in sù e mai da dietro. Non nego tuttavia di essere estremamente contento perché l’intero reparto è stato incredibile nell’abnegazione e nella capacità di entrare in sinergia in tempi rapidi. Cito tra tutti Cannistrà: ha migliorato notevolmente il suoi rendimento fino a diventare un perno della difesa.

Quanto è importante il settore giovanile e che incidenza avrà nell’immediato futuro?

È un valore aggiunto irrinunciabile: le fortune di un club come il nostro devono cominciare a partire da lì e sarà, tra tutti, l’obiettivo più importante. Abbiamo dieci, dodici ragazzi che reputo già in grado di fare il salto di categoria e saranno coloro sui quali lavoreremo la prossima stagione.

Quanto vale il playoff di domenica a Varese?

Andiamo lì per vincere, non abbiamo alternative. Giocheremo in una piazza calda e contro una società che conserva un blasone inequivocabile. La squadra è attrezzata per fare bene, ha motivazioni che, a 72 ore dalla partita nono possono che aumentare di istante in istante. Li ho visti in allenamento tutta la settimana e ho fiducia totale. Il verdetto del campo sarà ovviamente quello che dirà se abbiamo saputo essere più forti del Città di Varese o se a fine partita complimentarci con loro. Cannistrà è riuscito a farsi ammonire nell’ultima partita e la sua assenza sarà importante. Mancherà anche Casazza ma non saranno alibi. Mi aspetto una partita combattuta nella quale dovremmo fare emergere le nostre abilità in ripartenza e velocità.