Il Sassuolo lascia la Serie A dopo ben 11 campionati consecutivi. Campionati fatti di quasi tutte salvezze brillanti, ottenute con largo anticipo e spesso giocando anche un buon calcio. Da qui sono passati profeti del bel gioco (De Zerbi su tutti) e molti talenti poi rilanciati in grandi club. Il Sassuolo però è anche una squadra un po’ particolare perché rappresenta un piccolo centro di provincia, famoso in tutto il mondo per l’industria delle piastrelle.

E proprio da qui trae origine l’improvvisa rilevanza nel calcio nostrano di questo piccolo club neroverde, che fino a una ventina d’anni fa annaspava tra Serie D e Serie C2: la famiglia Squinzi, proprietaria del colosso Mapei ha deciso di investire (in modo per la verità molto oculato e senza fare mecenatismo fine a sé stesso) nella squadra della propria città, portandola fino alla massima serie. Una squadretta perciò senza storia e di conseguenza senza tifosi, che non ha nemmeno un proprio stadio (tanto che gioca a Reggio Emilia) e che è riuscita a mantenersi ad altissimo livello grazie anche all’abilità manageriale e diplomatica del suo dg Giovanni Carnevali artefice di vere e proprie magie (o magheggi come malignano in tanti…) in sede di calciomercato.

Insomma una realtà e una storia che ricorda tantissimo quella del Chievo. E che come il Chievo all’inizio ha generato simpatia, curiosità e ammirazione tra molti tifosi, ma poi, col passare degli anni ha creato fastidio se non addirittura antipatia nei confronti del Sassuolo come si può leggere in tantissimi commenti social. A questo anche noi vogliamo farvi sfacciatamente la domanda: ti dispiace che il Sassuolo sia retrocesso o ti dispiace?

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