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Meeting a Vicenza pre Olimpiadi: Dariya Derkach fa 14.09 nel triplo, 4.60 nell’asta per Elisa Molinarolo, Daisy Osakue promette

 

Mancano ormai appena quattro giorni alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Parigi 2024. Il clima è quello che si deve, alla vigilia dei Giochi: concentrazione, silenzio olimpico e una serie di avvenimenti in sequenza che potrebbero indurre a sperare oltre il possibile. A raccontare storie e persone, prima ancora che sportive e sportivi, che di quei riflettori godono soprattutto in un presente che coincide con le settimane dedicate all’evento più atteso da Tokyo.

Sabato è andato in scena il Meeting Brazzale di Vicenza, ultimo test agonistico prima delle Olimpiadi, che ci ha restituito certezze e un concreto pragmatismo legato a figure della nostra atletica che si sono messe in luce in vista di Parigi. Dariya Derkach (oltre i nomi più attesi) è una di queste: affronta la sua terza Olimpiade con la dovuta esperienza e l’auspicio che sia la bìvolta buona, perché no.

I risultati di Derkach nel triplo Osakue sfiora i sessanta metri La pista dei 100m Dalla Germania

I risultati di Derkach nel triplo

Derkach (Aeronautica) oltrepassa i quattordici metri nel triplo con un salto da 14,09 (-0.1) al quarto turno e si aggiudica la vittoria, a dieci centimetri dallo stagionale, davanti all’idolo Ottavia Cestonaro (Carabinieri) che chiude con 13,59 (-0.2) sulla strada del ritorno al top della condizione dopo l’infortunio riportato. Un risultato incoraggiante per la paganese di origine ucraina.

Derkach al Paavo Nurmi Games

Nell’asta, Elisa Molinarolo (Fiamme Oro) si issa a 4,60, alla prima prova, dopo aver rischiato di uscire di scena a 4,45 (superato alla terza). Un risultato che non restituisce l’intensità della prova: il tentativo a 4,70 è stato vano e i successivi due attacchi al record italiano con l’asticella posizionata a 4,74 ugualmente.

Osakue sfiora i sessanta metri

L’altra azzurra di Parigi, presente al Meeting internazionale, era Daisy Osakue (Fiamme Gialle) a segno nel disco ma senza i sessanta metri (59,94), mentre rinuncia la campionessa europea del martello Sara Fantini (Carabinieri): la pedana è tutta per l’australiana Stephanie Ratcliffe che vince con 70,67 davanti all’oro mondiale U20 Rachele Mori (Fiamme Gialle, 67,97).

Osakue ai Mondiali di Budapest nel 2023

Sempre nei lanci, in una giornata importante per il giavellotto azzurro che celebra l’oro europeo U18 di Pietro Villa a Banska Bystrica, si migliora Simone Comini (Atl. Biotekna) con 76,54. Nell’alto, 2,20 per l’atleta di casa Manuel Lando (Aeronautica), sale a 2,18 il ventenne Marcello Donadoni (Atl. Bovolone) con progresso di ben otto centimetri. Nel lungo 7,79 per Gabriele Chilà (Fiamme Gialle/+0.9).

La pista dei 100m

In pista, a vincere i 100 sono lo statunitense Tj Brock (10.47/0.0) con lo stesso tempo di Andrea Federici (Atl. Biotekna), e al femminile Chiara Melon (Fiamme Azzurre) con 11.64 (-0.3).

La slovena Maja Ciric al successo nei 400 (52.84), la croata Nina Vukovic negli 800 (2:02.79). Al maschile 46.66 per Matteo Fusari (Bergamo Stars) nei 400, 1:48.28 per l’ucraino Oleh Myronets negli 800.

Dalla Germania

In un evento in piazza ad Altstadt (Germania) a cui hanno preso parte alcuni azzurri, risultati altrettanto interessanti. La FIDAL ci comunica il quinto posto nell’asta per Claudio Stecchi (Fiamme Gialle) con 5,51, nella gara vinta dal polacco Piotr Lisek con 5,81. Al femminile 4,42 e terzo posto per Virginia Scardanzan (Atl. Silca Conegliano).

 

Juventus: scoppia caso Chiesa dopo le accuse di Bonucci, è bufera sul web

 

Quando si dice parlar chiaro. Raro trovare un giocatore o ex giocatore che ha smesso da poco parlare in maniera così franca di chi fino a non molto tempo fa era suo compagno di squadra. Dure le parole dette da Leo Bonucci nei confronti di Chiesa. L’ex difensore, che da oggi sarà sui banchi di Coverciano per studiare da allenatore, interpellato da Sky Sport a margine del Giffoni Film Festival ha tirato le orecchie all’attaccante azzurro.

Le critiche di Bonucci a Chiesa I tifosi si dividono nei giudizi su Chiesa Nutrito il partito dei pro-Bonucci

Le critiche di Bonucci a Chiesa

Il futuro di Chiesa, fresco sposo e reduce da un Europeo non esaltante, resta ancora in stand-by. Non decolla la trattativa per il rinnovo mentre filtra il pensiero di Thiago Motta che non lo riterrebbe indispensabile nel suo progetto. Bonucci dice: “Non so se si veda lontano dalla Juve. Deve fare un attimo un esame interiore e capire cosa vuole. Negli ultimi anni ha avuto difficoltà fisiche e caratteriali, ora ha bisogno di fare un step per diventare un top. Mi auguro che sia alla Juventus, ma che capisca questo step di crescita che deve fare, altrimenti il resto della sua carriera può diventare difficile”.

I tifosi si dividono nei giudizi su Chiesa

Parole che scuotono il web e fioccano le reazioni per un giocatore che continua ad essere al centro di voci di mercato, come il possibile scambio con Frattesi: “Un giorno si studierà nelle università l’accanimento verso Chiesa. 9 gol nello scorso campionato con tutti i problemi fisici e tattici del caso, se ne parla come se fosse uno svogliato. Stessa ossessione per Leao e Kvara. Perché a noi la qualità ci sta sulle scatole” e poi: “Mai decisivo neanche prima dell’infortunio. Pagato 60 milioni, cifra assurda visto il suo rendimento. Da cedere anche male, basta non vederlo più alla Juve” ma anche: “Mah con l’allenatore che lo ha sfiduciato ha comunque fatto 9 gol in 25 partite da titolare. Poi è vero il calcio di Allegri non ha aiutato nessuno l’anno scorso. Ma ogni volta se ne parla come se fosse l’ultimo degli arrivati quando corre per 3”

C’è chi scrive: “Quattro gol nelle prime 5 partite, poi una stagione con più bassi che alti e altre 2 reti nelle ultime 2 inutili giornate di campionato. Da uno come Chiesa è lecito aspettarsi molto di più, non c’è accanimento nei suoi confronti” e poi: “Quale sarebbe la qualità di Chiesa? Ma avete mai visto Baggio e Totti correre in avanti guardando solo il pallone come fa questo? Chiesa sarà un grande calciatore quando si accorgerà che si gioca in 11″ e ancora: “Io ci credevo tanto ma è innegabile che , al netto dell’infortunio, non ha fatto quel salto di qualità che ci si aspettava ( soprattutto mentale).”

I tifosi sono scatenati: “Il discorso è: ha dimostrato di meritare cifre più alte come chiede? No. E’ giusto che la Juve gli abbia offerto un rinnovo ponte? Si, perché vogliono valutarlo con un altro allenatore.. se non rende avranno ammortizzato di un altro anno e rializzerebbero una plus maggiore” e anche: “Giocatore che dal suo esordio non è cambiato in nulla, è un Candreva meno forte. Vive di rendita per una stagione buona, poi ha sempre fatto schifo (e i gol vanno pesati). Sempre stato giocatore massimo da Fiorentina, anche pre infortunio”

Nutrito il partito dei pro-Bonucci

C’è chi si fida dell’ex difensore: “Secondo me, in questo caso, ha ragione Bonucci. E sicuramente lui sa più cose di noi…” e poi: “Ha sputato la verità, piaccia o no ci sono le categorie” e ancora: “Ha ragione bonucci, ha 27 anni e deve fare sto benedetto salto di qualità e soprattutto iniziare a essere più umile” e infine: “Per me ha ragione Bonucci! .. comunque il tempo di Chiesa alla Juve è finito! Uno che non è convinto di restare e fa la primadonna.. bye bye!! E’ terminato il tempo x questi soggetti!!”

 

Como, Varane arriva e anche un big della Juve nel mirino: sta nascendo una squadra da sogno

 

Si avvicina il giorno dell’esordio su una panchina di Serie A per Cesc Fabregas, diventato a tutti gli effetti il responsabile della prima squadra del Como dopo il salto di categoria. Dal contratto quadriennale firmato dal manager spagnolo alle mosse di mercato della società lariana, che può contare sulla proprietà più ricca del massimo campionato italiano. I lariani sono lontani dal canonico ritratto della neopromossa e il colpo Varane ne è l’ennesima conferma.

Como, è fatta per Varane: i dettagli del contratto Como, non solo Varane: sondaggio per Arthur La probabile formazione del Como ad oggi

Como, è fatta per Varane: i dettagli del contratto

Il Como dei fratelli Hartono porta a casa un altro acquisto stellare, in una sessione di mercato che continua a regalare sorprese e colpi ad effetto: si tratta di Raphael Varane, difensore centrale classe ’93 reduce dall’esperienza con la maglia del Manchester United. Il francese non ha rinnovato il suo contratto con i Red Devils e ha atteso la chiamata giusta per rimettersi in gioco e affrontare una nuova esperienza. Dopo i contatti registrati nel mese di giugno, la trattativa è andata avanti nelle settimane successive, aggiungendo un tassello alla volta: Fabregas ha convinto il ragazzo a trasferirsi in Italia, mentre la società ha lavorato per raggiungere un accordo totale su cifre e durata del contratto che lo legherà al club lariano.

Un’intesa biennale, con scadenza 2026, ma con la possibilità di prolungare fino al 2027 in caso di raggiungimento di un certo numero di presenze e di determinati obiettivi di squadra, tra cui la salvezza in Serie A. Varane apporrà la firma sul contratto la prossima settimana, come confermato dal guru del calciomercato Fabrizio Romano, e poi diventerà ufficialmente un nuovo calciatore del Como. Prima esperienza in Serie A per lui, che sarà affiancato dal neo acquisto Alberto Dossena al centro del pacchetto arretrato. Dopo 32 apparizioni nell’ultima stagione e tanti problemi fisici che ne hanno condizionato il rendimento, Varane è pronto a ripartire.

Como, non solo Varane: sondaggio per Arthur

Il Como di Cesc Fabregas non sta operando sul mercato come una semplice neopromossa, solitamente costretta a puntare su giovani talenti o su esuberi in uscita da squadre appartenenti ad una “fascia” superiore. La proprietà Hartono sta sovvertendo, legittimamente, le logiche del mercato italiano, approfittando delle risorse a disposizione e dell’influenza che può avere in sede di trattativa un profilo come l’ex centrocampista della nazionale spagnola.

I lariani non hanno intenzione di fermarsi a Raphael Varane. Nel mirino, in attesa dell’ufficialità di Pau Lopez (in arrivo dal Marsiglia, ndr), c’è anche il brasiliano Arthur, centrocampista pronto a lasciare la Juventus. L’ex Liverpool, che ha vissuto un’annata positiva con la maglia della Fiorentina di Vincenzo Italiano, non è stato convocato per il Training Camp organizzato dalla Vecchia Signora nel quartier generale dell’Adidas in Germania. Scelta, chiaramente, legata al mercato e alla concreta possibilità che qualcosa possa succedere nel giro di pochi giorni.

Su Arthur, che la Juve vorrebbe cedere a titolo definitivo, c’è la Premier League. Sono attualmente in corsa Everton e Leicester, ma in queste ore ad inserirsi è stato proprio il Como di Cesc Fabregas, consapevole di aver acquisito un appeal non indifferente sul mercato. Ostacolo ingaggio, per una società che deve comunque rispettare paletti e parametri di una squadra appena promossa in massima serie. L’affare, in un senso o nell’altro, potrebbe sbloccarsi nella prima decade di agosto, con la Juve che ora ha fretta di liberare alcuni slot.

La probabile formazione del Como ad oggi

Sta nascendo una squadra da sogno in riva al lago. Giocatori importanti e in cerca di rilancio, ma non solo. Partiamo dalla porta: tra i pali, l’esperienza di Pau Lopez e Pepe Reina, estremi difensori che hanno un curriculum di tutto rispetto e conoscono perfettamente il campionato italiano, avendo giocato con Roma, Napoli, Milan e Lazio. Il reparto arretrato sarà affidata alla fisicità di Alberto Dossena, tra i migliori centrali della Serie A nella passata stagione, e a Raphael Varane, che non ha certo bisogno di presentazioni. L’unica incognita è rappresentata dalla tenuta fisica del francese.

Sulle corsie esterne un altro volto nuovo: Alberto Moreno, reduce da cinque campionati con il Villarreal e per anni padrone della fascia sinistra del Liverpool. A destra qualche dubbio in più, con uno tra Iovine e Kovacik che potrebbe essere adattato in quel ruolo. Occhio alla gioventù di Odenthal e al “sempreverde” Sala.

In mezzo al campo spazio a Bellemo e Braunoder, con Abildgaard che scalpita per una maglia da titolare nonostante la giovane età. Alle spalle di Andrea Belotti, chiamato a riscattare un’annata tutt’altro che felice, potrebbe agire il trio formato da Strefezza, Cutrone e Da Cunha, con Simone Verdi sempre pronto a subentrare.

Ecco la probabile formazione del Como ad oggi:

COMO (4-2-3-1): Reina*; Iovine, Dossena, Varane, Alberto Moreno; Braunoder, Bellemo; Strefezza, Cutrone, Da Cunha; Belotti. All. C. Fabregas.

*Reina sarà il vice di Pau Lopez, non appena verrà ufficializzato

 

Donnarumma verso il City, lo vuole Guardiola: l’ultimo step dell’unico azzurro a salvarsi a Euro2024

 

L’indiscrezione rimbalza dall’Inghilterra ed è di quelle decisamente clamorose: il Manchester City sarebbe pronto a lanciare l’assalto a Donnarumma qualora Ederson dovesse trasferirsi in Arabia Saudita lasciando incustoditi i pali della porta dei campioni di Inghilterra. Un possibile effetto domino che coinvolgerebbe il portiere della Nazionale che, nell’estate del 2021, appena dopo la vittoria dell’Europeo con l’Italia, salutò il Milan per trasferirsi al PSG.

Dnnarumma-Ederson, l’intreccio di mercato Donnarumma, il rinnovo in stand-by e il fascino della Premier League Donnarumma, quanto guadagna al Psg e quanto costa il suo cartellino Donnarumma al City? Le razioni social

Dnnarumma-Ederson, l’intreccio di mercato

Secondo talkSPORT il Manchester City potrebbe, dunque, trovarsi costretto a cercare un nuovo portiere: Ederson, arrivato al Manchester City dal Benfica nel 2017, è in scadenza di contratto nel 2026 ed è tentato dalla possibilità di proseguire la sua carriera assicurandosi uno dei ricchissimi compensi garantiti dagli sceicchi per arricchire la propria collezione di campioni nella Saudi Pro League. Se Ederson dovesse rompere definitivamente gli indugi e salutare, così come dovrebbe fare De Bruyne, Guardiola sarebbe a un bivio: promuovere Stefan Ortega a numero uno o andare sul mercato per rimpiazzarlo con un estremo difensore di assoluto livello.

Donnarumma, il rinnovo in stand-by e il fascino della Premier League

Anche il Daily Express è convinto del fatto che il tecnico dei campioni d’Inghilterra avrebbe individuato nel portiere del Psg e dell’Italia, unico a salvarsi a Euro 2024 tra gli azzurri, il successore di Ederson. Se la Saudi Pro League stuzzica Ederson, lo stesso effetto ha la Premier League su Donnarumma. D’altronde anche il contratto di Super Gigio è in scadenza e, al netto di una lunga trattativa per il rinnovo in corso da mesi. La chance di volare oltremanica potrebbe rimescolare le carte sul tavolo dandogli potere negoziale ma, soprattutto, una nuova possibile destinazione dal fascino tutt’altro che marginale.

Donnarumma, quanto guadagna al Psg e quanto costa il suo cartellino

Non ci sono polemiche in corso tra il Psg e Donnarumma, nessuna rottura esplicita ma prima degli Europei il tecnico Luis Enrique aveva fatto capire di non potergli assicurare un posto da titolare, inoltre manca la firma sul prolungamento del vincolo in essere e il Manchester City potrebbe approfittarne. Di certo, non rappresenterebbe un problema per i Citizens coprire l’ingaggio attuale di Donnarumma, che si attesta attorno ai 12 milioni di euro, e pagare il cartellino quotato per un valore non inferiore ai 60 milioni.

Donnarumma al City? Le razioni social

Intanto, la notizia di mercato è iniziata a rimbalzare sui social causando le prime razioni: “Donnarumma non è bravo coi piedi, preferisco Maignan” ha commentato, stizzito, un tifoso del Psg; “Sinceramente non potevo pensare a un sostituto peggiore di Ederson tra i nomi menzionati finora. Donnarumma ha paura a giocare la palla con i piedi” ha aggiunto un supporter del Manchester City. “Non ho dubbi che Donnarumma preferirebbe la Premier League piuttosto che giocare in Francia. Inoltre, la sua famiglia non è stata al sicuro a Parigi” ha aggiunto un altro tifoso francese. “Prima dell’arrivo di Donnarumma, sembrava che i portieri che giocavano nel campionato italiano fossero tutti oscurati da Buffon, i portieri degli altri club si sentivano come dei portieri normali. Sarebbe un gran colpo” ha proseguito un fan del City.

 

Inter, lo scambio con Frattesi agita il mercato: l’ex Sassuolo è un problema

 

Era nato come un sondaggio ma è diventato un caso sul web: che Frattesi si stia interrogando sul suo futuro in nerazzurro è una verità, il suo agente sta facendo qualche telefonata per capire se esistono club interessati, che l’Inter stia pensando a uno scambio con Chiesa offrendo anche soldi per ora solo una supposizione ma forte quanto basta per scatenare il web.

Frattesi e Chiesa gli scontenti di Inter e Juventus

Gli esperti di mercato da giorni lanciano sussurri su possibili scambi: c’è chi ipotizza Frattesi al Napoli in cambio di Raspadori anche se la voce di Chiesa resta la più forte. L’ex Sassuolo si sente chiuso a centrocampo: già nella passata stagione aveva dovuto sgomitare per ritagliarsi frazioni di gare ma quest’anno c’è anche la concorrenza di Zielinski, arrivato a parametro zero dagli azzurri.

Dall’altra parte il fresco sposo Chiesa continua a sfogliare la margherita: chiede un rinnovo con aumento che la Juve non vuol concedere e resta tra color che son sospesi, con la possibilità di essere ceduto. Frattesi piace a Thiago Motta e se non fosse possibile arrivare a Koopmeiners l’idea non sarebbe neanche tanto peregrina.

I tifosi si dividono sul web all’ipotesi scambio Chiesa-Frattesi

L’ipotesi di uno scambio tra i due non convince appieno nè i tifosi dell’Inter nè quelli della Juve. Fioccano le reazioni sul web: “Se fossi nella Juve, 40m più Chiesa li darei per tenervi Frattesi.” e poi: “Potete dire quello che volete, ma Chiesa è sempre rotto, mentre Frattesi è sempre con la bava alla bocca a scalciare pur di entrare 10 minuti in campo” e anche: “Chiesa è un giocatore finito che il prossimo anno è gratis mentre Frattesi è in rampa di lancio, tra l’altro Chiesa è una grana per lo stipendio mentre Frattesi no” e ancora: “Con Chiesa risolvi in un solo colpo le carenze su entrambi i quinti e la questione quarta punta. Frattesi lo sostituiresti con Rabiot a 0. Mercato chiuso e sepolto”

C’è chi scrive: “Bisogna conoscere le dinamiche. E se Frattesi vuole andare via e magari un’altro anno da panchinaro non te la fa? C’è chi gli offre la titolarità forse?? Quindi non è che dipende sempre da te come club. Hai l’opportunità di prendere Chiesa lo prendi e lo porti a casa” e ancora: “Frattesi l’anno scorso ha fatto di più tra goal e assist in tutte le competizioni giocando quasi la metà dei minuti da mezz ala rispetto un attaccante, SIPARIO”

Il web è scatenato: “Accetterebbe chi non ha ben chiaro l’importanza del ruolo che ha frattesi nella rosa dell’Inter. Pensiero mio” e poi: “25+Frattesi × Chiesa mai nella vita. Frattesi × Chiesta +25 accetterei volentieri, supponendo che Chiesa valga 20 mln ad oggi” e ancora: “Per carità… Frattesi rimanga a Milano.. la Juventus non finanzierà mai l’Inter in difficoltà come non mai vista la mancanza di liquidità” e anche: “Uno è separato in casa, fuori dal progetto e ha un solo anno di contratto, l’altro 7 gol e 8 assist da panchinaro e ha ancora 3 anni di contratto. La vera privazione era il contrario. Per Frattesi 25mil + Chiesa”.

 

Da Correa e Origi ad Amrabat e Basic: la carica dei 161 esuberi che cercano squadra

 

I cosiddetti “esuberi” nel calcio italiano sono 161: calciatori che non rientrano nei progetti tecnici dei rispettivi club e che sono in attesa di una chance per rilanciarsi. Un numero decisamente corposo, fatto di giocatori che non sono più considerati centrali nei progetti delle società di appartenenza ma che possono rappresentare un’opportunità per realtà diverse da quelle attuali. Potenziali occasioni in vetrina per chi vuole scommettere sulla loro voglia di riscatto e li valuterà come funzionali ai propri piani tecnico-tattici.

Giocatori in uscita: i nomi più suggestivi La Fifa alla ricerca di una regolamentazione contro gli esuberi Le seconde squadre possibile ancora di salvezza

Giocatori in uscita: i nomi più suggestivi

Nomi illustri sfogliando le pagine dei calciatori in vendita: da Origi del Milan, passando per Correa dell’Inter, Shomurodov della Roma e Basic della Lazio, fino ad arrivare ad Amrabat della Fiorentina. Grandi talenti assopiti sulla stessa barca di chi, come Soulé, ha dimostrato nel campionato scorso di che pasta è fatto e sembra destinato a salutare la Juve. Ma non sono solo le grandi firme ad stuzzicare le fantasie. Una schiera così numerosa da suggerire alla Fifa di regolamentare i prestiti verso l’estero: da questa stagione non si potranno cedere a titolo temporaneo più di 6 giocatori.

La Fifa alla ricerca di una regolamentazione contro gli esuberi

Un escamotage per disincentivare lo shopping compulsivo delle società, chiamate così a evitare di tesserare calciatori su calciatori per poi parcheggiarli un’estate dopo l’altra. Il limite finora non valeva per gli Under 21 formati nel club e non riguarda i trasferimenti interni. La Fifa tre anni fa aveva chiesto alle federazioni di adeguare il regolamento anche per i trasferimenti nazionali, la FIGC non lo ha fatto: ha tempo fino al 1° luglio 2025, ma potrebbe anche scegliere di fissare il limite a un numero più alto. L’obiettivo sarebbe quello di evitare l’effetto: “Costi troppo perché qualcuno ti compri, ma vali troppo poco per giocare ad alti livelli”. Quindi, vieni girato in prestito fino alla scadenza del contratto.

Le seconde squadre possibile ancora di salvezza

Casi che sono piuttosto tipici per quanto riguarda i giocatori che firmano un contratto da professionisti dopo essere già “invecchiati” in Primavera. In Serie A è un classico vedere i giovani mandati “a farsi le ossa” in Serie C (vedi Camarda col Milan futuro) poi in Serie B e in un club di Serie A che punta a salvarsi. Le così bistrattate seconde squadre possono essere, perciò, una delle vere soluzioni ma, con l’obbligo di mandare in campo una squadra Primavera e i costi legati all’organizzazione di un club di C, non sono alla portata di tutti. Acquisti sbagliati e giovani mai ritenuti troppo pronti: tutti un imbuto di scontenti in attesa perenne di una nuova sistemazione.

 

F1, battibecco Hamilton e Norris: mancanza di rispetto per Lewis, il web sta col futuro pilota Ferrari

 

Non è stato sicuramente un Gran Premio di Ungheria noioso. E’ successo di tutto dalla partenza alla bandiera a scacchi e anche oltre. Dalla gestione degli ordini di scuderia in casa McLaren per dirimere la questione vittoria tra Oscar Piastri e Lando Norris al nervosismo evidente di Max Verstappen espresso nei team radio e poi nel contatto con Lewis Hamilton. Ma c’è stato anche dell’altro. Come il battibecco, nato quasi dal nulla, tra lo stesso Hamilton e Norris appena terminata la gara. E’ bastata una battuta di Lewis a scatenare la reazione ironica e stizzita del connazionale che ha risposto per le rime al prossimo pilota della Ferrari.

F1, chiamatela Formula Incertezza: Piastri 7° vincitore diverso Gp Ungheria a tutto nervosismo: il caso McLaren, il contatto Hamilton-Verstappen F1, Norris al veleno con Hamilton a fine gara: video Battibecco Hamilton-Norris: i social stanno con Lewis, c’entra la Ferrari

F1, chiamatela Formula Incertezza: Piastri 7° vincitore diverso

Non si ricorda negli ultimi anni una F1 più incerta di quella del Mondiale 2024. Oscar Piastri ha firmato in Ungheria il 7° successo di un pilota diverso in questa stagione. L’australiano si è aggiunto alla lunga schiera di “vincitori” che vede ovviamente Max Verstappen che di primi posti ne ha infilati parecchi, i due Mercedes Russell in Austria ed Hamilton a Silvertstone, i due McLaren appunto, ieri Piastri, Norris a Miami senza dimenticare i due successi, un po’ ahinoi troppo lontani già nel tempo della Ferrari con Sainz in Australia e Leclerc a Monaco.

Gp Ungheria a tutto nervosismo: il caso McLaren, il contatto Hamilton-Verstappen

Sono stati due i momenti clou del Gran Premio di Ungheria. Al 47° giro il primo colpo di scena. Che è un piccolo pasticcio della McLaren che ha dimostrato di essere più acerba come team nella gestione delle gare rispetto alla forza e velocità della sua monoposto.

La chiamata di Norris ai box per “coprire” l’eventuale undercut di Hamilton ha innescato un domino che ha messo non poco in imbarazzo la scuderia di Andrea Stella. Piastri ha finito lui per subire l’undercut del compagno che poi gli ha ceduto la posizione malvolentieri e solo dopo un lungo, lunghissimo conciliabolo col muretto box.

Mentre Norris teneva tutti sulle spine, soprattutto Piastri, nel cedere la testa della corsa, il secondo colpo di scena ha visto Max Verstappen decollare letteralmente con la sua Red Bull sulla Mercedes di Lewis Hamilton, ultimo episodio di una domenica da incubo per il tre volte campione del mondo olandese, nervoso e stizzito per la poca competitività della sua monoposto ma anche per le scelte del suo box. SuperMax, ieri non tanto, anche però zittito a fine gara dal suo ingegnere di pista Lambiase che lo ha invitato a non lamentarsi sempre dandogli del “bambino” via radio.

F1, Norris al veleno con Hamilton a fine gara: video

Ma, come detto, la tensione in Ungheria non si è esaurita con la bandiera a scacchi. A fine gara Lando Norris, secondo, e Lewis Hamilton terzo, al pari di Oscar Piastri vincitore, si sono ritrovati nel retro podio. Quella che oramai è diventato un rituale della gare di F1 e MotoGP, prima di salire sul palco delle premiazioni. Tutto ovviamente ripreso dalle telecamere del circuito internazionale.

Hamilton è seduto, Norris in piedi armeggia con cappellino e quant’altro, ancora evidentemente teso e nervoso per quello che è successo in gara con Piastri e col team. Basta una battuta, forse senza nemmeno un secondo fine, di Lewis per scatenare l’inglese della McLaren.

Hamilton: “Hoo ragazzi, siete stati veloci”. Norris: “Tu avevi una macchina veloce sette anni fa!”. Hamilton: “Sette anni fa? Ne è passato di tempo. Tu eri qui sette anni fa?” Norris: “Lo sai bene, avevi una macchina veloce, l’hai avuta per tanto tempo, ora tocca a noi”. Hamilton: “Non mi stavo lamentando, volevo solo congratularmi con voi”. [iol_placeholder type=”social_instagram” id=”C9sbA11PYeI” max_width=”540px”/]

Battibecco Hamilton-Norris: i social stanno con Lewis, c’entra la Ferrari

Tra i tanti argomenti dibattuti da ieri sui social c’è stato ovviamente anche questo episodio. Per il web c’è stata una evidente mancanza di rispetto da parte di Lando Norris nei confronti di Lewis Hamilton. Una risposta, come commenta la pagina specializzata Hammer Time: “denota, oltre a un alto livello di permalosità, un evidente nervosismo: aver vinto un solo Gran Premio con una MCL38 (peraltro grazie a una Safety Car benevola) dal potenziale straordinario da inizio Maggio a questa parte, d’altronde, deve essere abbastanza difficile da digerire”.

Sulla stessa lunghezza d’onda i commenti dei fan sui social che prendono le difese di quello che sarà il futuro pilota della Ferrari: “Norris è solo il tipico ragazzino arrogante e che si sente gia arrivato” scrive qualcuno, un altro arringa: “Davvero una pessima figura, Lando!!! Chi ha 7 titoli, 103 vittorie e 200 podio merita rispetto”. E ancora “da un lato uno che non vince nemmeno se ha la macchina migliore in griglia, dall’ altro un sette volte campione del mondo…”.

 

Tour de France, il pagellone finale: Pogacar e Vingegaard su un altro pianeta, Girmay e Cavendish nella storia

 

Ventisei anni dopo, Tadej Pogacar la storia l’ha riscritta per davvero: prima di lui solo 7 corridori avevano conquistato l’ambitissima doppietta Giro-Tour nello stesso anno, ma da adesso la compagnia degli “eletti” s’è allargata anche alla piccola Slovenia. Merito del ragazzo di Kasenda che sulle strade di Francia ha completato l’opera mirabilmente messa in piedi a partire dal recente Giro d’Italia. Approfittando magari di un Vingegaard non al massimo della forma (per ovvie ragioni), al quale ha già dato appuntamento per il sesto capitolo della saga nel 2025. Perché ormai il Tour è affare loro: dal 2020 a oggi, nessun altro essere umano ha saputo avvicinarsi agli alieni sopra descritti. E comunque a fine corsa un bel pagellone ci sta sempre bene.

Promossi: storico Girmay, ma anche Carapaz non scherza Evenepoel, prima prova superata. Cavendish leggendario Le delusioni: Ciccone senza acuti, malissimo Van Aert Il resto del mondo: l’UAE la fa da padrona

Promossi: storico Girmay, ma anche Carapaz non scherza

TADEJ POGACAR 10 E LODE. Qui bisognerebbe scomodare anche i numeri, perché forse nemmeno la lode rende bene l’idea di ciò che Tadej ha saputo fare. Partiva come il grande favorito e ha mantenuto fede alle attese: eccetto un mini passaggio a vuoto nella tappa di Le Lioran, beffato allo sprint di Vingegaard, durante tutto il Tour Pogacar è stato il padrone assoluto delle operazioni. Del resto non si vincono 12 tappe su 42 nell’arco di meno di tre mesi se non si è fuoriclasse: in Francia bissa le 6 del Giro, ma è il modo col quale lo fa che rende tutto dannatamente leggendario. Veste la maglia gialla 19 volte sulle 21 disponibili (al Giro erano state 20), gioca sempre si più tavoli, non lascia nulla d’intentato. Arriva persino a prendersi qualche rimbrotto da chi comincia a ritenere antipatico questo suo modo di correre sempre all’attacco. È un difetto di molti: lamentarsi anche di cotanto bene di Dio. L’aspettavamo da decenni uno così. L’auspicio è che possa regalare altre annate come queste. Ah, piccola postilla: non andrà alla Vuelta, ma quanto sarebbe stato bello vederlo anche vestito di rosso… JONAS VINGEGAARD 9,5. Meriterebbe anche 10, ma i piccoli cedimenti nelle frazioni alpine suggeriscono di limare qualcosina, al netto della cronometro finale chiusa davanti a Evenepoel. Detto ciò, non cambia nulla: Vingegaard a questo Tour non doveva neppure presentarsi, e invece c’è stato, e se non fosse stato per lui c’avrebbe perso anche Pogacar. Che almeno un rivale vero l’ha trovato, tra l’altro vedendoselo sbucare davanti nell’unica frazione in cui s’è fatto sorprendere allo sprint. Vingo è stato commovente: ci porteremo dietro il rimpianto di non averlo visto al 100% della forma, perché sarebbero state botte da orbi. Ha dimostrato però di essere un campione vero, uno che merita rispetto e ammirazione. È il vincitore morale del Tour 2024. E un degno pretendente a quello che verrà. BINIAM GIRMAY 9. Ha riscritto la storia del proprio paese e del proprio continente. Perché tanta Africa come quest’anno al Tour non s’era mai vista: bravissimo a sfruttare qualche passaggio a vuoto di Philipsen, bravissimo a fiondarsi in ogni buco possibile. La maglia verde (e le tre tappe vinte) lo ripaga del coraggio mostrato in questi anni nel voler rendere possibile ciò che agli occhi del mondo sembrava impossibile. Ha vissuto le tre settimane che possono cambiargli definitivamente la carriera, utili per far capire al mondo della “borghesia ciclistica” che il duro lavoro alla lunga paga. Anche in Italia cominciassero a prendere appunti… RICHARD CARAPAZ 8,5. E bravo il Giaguaro, che zitto zitto s’è portato via proprio un bel vassoio d’argenteria dalla terra di Francia. Nell’ordine: maglia gialla indossata per un giorno, una vittoria di tappa, due premi della combattività e la classifica degli scalatori, con la maglia a pois “sottratta” a quel Pogacar che a un certo punto c’aveva fatto la bocca. Carapaz ha riscritto una volta di più la storia del proprio paese: in Ecuador possono andare orgogliosi di un corridore che ha risposto alla delusione per la mancata convocazione per la prova olimpica (lui che è campione in carica) regalandosi un Tour luccicante. Nessuno gli chiedeva di vincere o salire sul podio, ma lui ha preso tutto ciò che umanamente poteva raggiungere. Chapeau.

Evenepoel, prima prova superata. Cavendish leggendario

REMCO EVENEPOEL 8. Debuttante alla grand boucle, e subito sul podio. Per carità: mai in grado di dire la sua per la vittoria finale, e con Vingegaard onestamente il confronto in salita è stato comunque appannaggio del danese, al netto di una terza settimana nella quale Remco è cresciuto e ha provato a mandare segnali importanti. Questo Tour era un banco di prova notevole: nel suo percorso di crescita, il terzo gradino del podio vale tanto, anzi tantissimo. Ha vinto una crono (quella adatta alle sue caratteristiche), ha tenuto botta quando c’è stato da soffrire, ha chiuso col sorriso. Ma contro quei due là (per ora) c’è solo da mettersi in fila. MARK CAVENDISH 7,5. Le lacrime all’arrivo sul Col de la Couillole sono ben diverse da quelle nascoste nel corso della maledetta prima tappa, quando ha seriamente rischiato di vedere infranto il sogno di regalarsi quella maledetta vittoria numero 35. Che è arrivata alla seconda occasione utile, nello sprint di Saint-Vulbas, quello che l’ha consacrato nella leggenda. Subito dopo aver staccato Merckx ha chiesto a Pogacar di lasciargli almeno questo record (ma è già a 17 vittorie di tappa, quindi a metà rispetto alle 35 del britannico), ma intanto può gioire per aver vinto la sua scommessa. Si ritira con la consapevolezza di aver dato fondo a ogni residua stilletta di energia: ci mancherà Mark, ma il viaggio è stato bellissimo. ROMAIN BARDET 7. Nell’ultimo Tour trova quella maglia gialla che ha inseguito una vita intera. E la trova nella prima tappa, quando nessuno c’avrebbe scommesso sopra un euro. Romain s’è accomiatato come meglio non avrebbe potuto e i suoi tifosi hanno reso le strade di Francia ancora più belle e colorate. JASPER PHILIPSEN 6,5. Alla fine tre tappe l’ha portate a casa, ma fanno più notizia quelle dove è arrivato dietro a Girmay o qualche altro rivale. Era il grande favorito per la maglia verde, invece l’ha vista finire sulle spalle dell’eritreo. Aveva il treno migliore (e anche le gambe), ma ha commesso qualche errore di troppo.

Le delusioni: Ciccone senza acuti, malissimo Van Aert

GIULIO CICCONE 5,5. Era l’unica carta italiana (assieme a Bettiol) per provare a infrangere il tabù di una vittoria di tappa che permane ormai da 106 frazioni (nell’era Pogacar-Vingegaard italiani sempre all’asciutto). Puntava al bis alla maglia a pois, ma non è mai stato della partita. Puntava a conquistare una top ten e l’ha persa nella crono conclusiva. Alla fine ha fatto esperienza (tanta), ma bisognerebbe capire quanto fine a se stessa. Un consiglio? Il Giro è probabilmente il vero grande obiettivo che può porsi da qui ai prossimi 3 anni. Non un ripiego, semmai un vestito cucito più su misura. MATHIEU VAN DER POEL 5. S’è sfogato negli ultimi giorni spiegando che “se questi sono i grandi giri, non ha più senso per me venirli a correre”. Per uno specialista da classiche come lui, vedere le fughe quasi sempre riprese è un brutto segnale. MVDP in Francia è sbarcato in appoggio a Philipsen (e tutto sommato ha eseguito le consegne) e per cercare fortuna, senza trovarla. Almeno potrebbe aver trovato la gamba per olimpiadi e mondiali, il suo terreno di caccia preferito. WOUT VAN AERT 4,5. Un altro che stavolta ha sbagliato tutto quel che c’era da sbagliare. Tre volte piazzato in seconda posizione allo sprint, ma davvero in grado di dire la sua in volata come nelle tappe da avventurieri. La preparazione monca dopo la caduta alla Dwaars ha pesato, ma la sensazione è che questa sia stata un’annata nella quale Van Aert ha sbagliato tanto, più di quello che si potesse immaginare. Dura che possa dire la sua a Parigi o Zurigo. INEOS GRANADIERS 4. D’accordo, il decennio dominante è ormai un lontano e sbiadito ricordo, ma da qui a pensare di non essere mai in grado di lasciare un’impronta un po’ ce ne passata. Rodriguez ha chiuso settimo, ma a 25′ da Pogacar. Bernal purtroppo non è più Bernal, Pidcock c’ha provato, ma non è stato all’altezza. Zero vittorie di tappa e nulla da segnalare: davvero un Tour da dimenticare.

Il resto del mondo: l’UAE la fa da padrona

Pot-pourri finale: Joao Almeida (7) è il primo degli umani, quarto da gregario e con pieno merito (se avrà la possibilità di essere capitano, magari al Giro, la UAE può puntare su di lui). Bene Adam Yates (7), difficile da giudicare Juan Ayuso (5,5) che anche prima del ritiro per Covid non aveva brillato. Primoz Roglic (5,5) al solito s’è estromesso da solo con l’ennesima caduta, ma avrebbe faticato a finire sul podio contro questo Evenepoel.

Jai Hindley (5), Enric Mas (5) e David Gaudu (4) mai della partita in salita. Sorprendono Derek Gee (7,5), primo canadese di sempre in top ten, e Matteo Jorgenson (7) che dimostra di essere affidabile oltre ogni ragionevole dubbio. Ben Healy (6,5) sempre all’attacco, Jonas Abrahamsen (7) ha onorato al massimo la maglia a pois, Dylan Groenewegen (6,5) almeno una volata l’ha portata a casa. E gli italiani? Male Alberto Bettiol (5), utile Gianni Moscon (6), poi poco da aggiungere.

 

Materazzi accusa: Non tutti veri interisti come Lautaro, c’è chi si riempie la bocca e poi…A chi si riferisce?

 

Le sue parole spesso sono macigni. Che quando vanno a segno fanno male. Marco Materazzi è fatto così, prendere o lasciare. Sia quand’era giocatore che ora che ha smesso non è mai stato un personaggio da frasi banali, le sue polemiche infinite con Ibrahimovic e la Juventus fanno parte del suo bagaglio personale quanto il gol nella finale dei Mondiali del 2006 a Berlino. E, intervistato dalla Gazzetta, l’ex difensore ora mette nel mirino qualche “interista” poco legato ai colori.

L’accusa di Materazzi a chi ha lasciato l’Inter Chi è nel mirino di Matrix Materazzi promuove la campagna acquisti dell’Inter

L’accusa di Materazzi a chi ha lasciato l’Inter

Si parte da Lautaro che, ormai manca solo l’ufficialità che per ora c’è solo virtualmente ma è sicura, ha firmato il rinnovo di contratto fino al 2009. E sì che l’argentino sta vivendo il momento migliore della sua carriera e dopo la coppa America vinta con l’Argentina da capocannoniere del torneo potrebbe ambire sia al Pallone d’oro che a qualsiasi club di primissimo piano.

Materazzi nell’elogiare il Toro lancia il dardo velenoso e alla Gazzetta dice: “Legarsi al club fino al 2029 è un chiaro segnale di attaccamento alla causa. È il nostro capitano ed è un interista vero, non come qualcun altro che si è riempito la bocca di queste parole e poi ha firmato per altre società. A chi mi riferisco? Negli ultimi 3-4 anni parecchi hanno voltato le spalle all’Inter. Ma se ne sono pentiti”.

Chi è nel mirino di Matrix

A chi si riferisce Matrix? Non è difficile identificare i destinatari della bordata dell’ex difensore. Da Skriniar a Brozovic per finire con Lukaku è lunga la lista di potenziali “traditori” che hanno voltato le spalle alla causa nerazzurra. In passato anche Balotelli è stato vittima dei suoi strali.

Materazzi promuove la campagna acquisti dell’Inter

La nuova Inter che sta nascendo, con la seconda stella sul petto, gli piace: “Per il momento sì. Sono tutti acquisti che mi piacciono tanto. D’altronde, Marotta e Ausilio ci stanno abituando bene, non hanno sbagliato nulla. Ci sono sempre dei margini di crescita. Tuttavia, con questi rinforzi, credo che sarà molto difficile allestire una rosa ancora più forte per quest’anno”.

Tra i vari Taremi e Zielinski Matrix sceglie un nome a sorpresa: “È giusta la premessa, si tratta di un innesto complementare. Quindi, c’è tutto il tempo per ragionare bene. Io voto Ricardo Rodriguez perché ha esperienza, è un giocatore solido ed è duttile, potendo essere impiegato nei tre dietro o da esterno a tutta fascia. A Inzaghi serve una figura adattabile. Lo svizzero non è apprezzato quanto dovrebbe”.

Infine un pensiero a Conte: “Vedo molto bene il Napoli, Conte è un allenatore che sa preparare a dovere i calciatori con cui lavora. Inoltre, è una società capace di attraversare ogni tipo di cambiamento senza mai perdere l’entusiasmo. Basti pensare allo scudetto vinto dominando dopo la rivoluzione vissuta con gli addii di Insigne, Mertens, Koulibaly, Fabian Ruiz e Ospina”.

Juventus, il karaoke di Thuram e Di Gregorio che cantano con una banana scatena i tifosi

 

Alla Juventus è tradizione da sempre, ma è stata abitudine anche per anche altri club in passato. Fece rumore due anni fa il difensore sudcoreano Kim, appena arrivato al Napoli, che si esibì a cantare in ritiro, sulle note di Gangnam Style di Psy, il suo connazionale che nel 2012 diventò famoso in tutto il mondo grazie a questa canzone. Kim aveva una bottiglia d’acqua al posto del microfono mentre alla Juve i giocatori che si sono cimentati nel karaoke avevano una banana ma il risultato è stato egualmente esilarante.

Juve, karaoke in ritiro: una vecchia tradizione Da Battisti ai LunaPop le scelte dei bianconeri Per i tifosi si salva solo Thuram come cantante Bocciata la prova di Di Gregorio

Juve, karaoke in ritiro: una vecchia tradizione

Questi giorni di ritiro in Germania servono infatti a Thiago Motta anche per cementare il gruppo. E come da tradizione, anche quest’anno la squadra si è ritrovata per la goliardica cena-karaoke. Di Gregorio, Thuram, Cabal e tutti gli altri nuovi acquisti bianconeri sono saliti a turno su uno sgabello posizionato al centro del ristorante e con una banana al posto del microfono hanno cantato alcune canzoni con risultati non proprio entusiasmanti, tra le risate dei compagni, di Motta e del suo staff.

Da Battisti ai LunaPop le scelte dei bianconeri

“Chi è il cantante migliore? La cena karaoke è la migliore tradizione juventina”, ha scritto su Instagram la Juventus, allegando il video delle performance canore dei bianconeri, immagini diventato presto virali. Da “50 special” dei Luna Pop a “Il mio canto libero” di Lucio Battisti, cantato in un italiano impeccabile da Thuram, lo show è durato a lungo e ha stregato i fan bianconeri.

Per i tifosi si salva solo Thuram come cantante

Fioccano i commenti su Instagram: “Thuram hai già fatto meglio di Rabiot”. Tutti o quasi ricordano che lo stesso brano di Battisti fu cantato 21 anni fa da Lilian Thuram, il padre del neo-acquisto bianconero Kephrem: “Il mio canto libero, anno 2003. Con il numero 21 Lilian Thuram. Il mio canto libero, anno 2024. Kephrem m’ha emozionato, troppi ricordi” e poi: “Thuram parla italiano meglio di Cassano”.

Il fratello dell’interista ha convinto tutti: “Con il numero 23 Khephren Thuram” e anche: “Thuram vincitore a mani basse come Fausto Leali nel 1987”, oppure: “Thuram che canta IL MIO CANTO LIBERO. Troppo juventino questo ragazzo. Lo amo già” e ancora: “Thuram poteva cantare “mio fratello è figlio unico”…”, oppure: “Krephren 20 anni dopo papà Lilian, ho ancora la cassetta nello stereo, mio pezzo d’infanzia”.

Bocciata la prova di Di Gregorio

Scorrono i ricordi: “Il mio canto libero”, back memories di quando i giocatori bianconeri cantarono questo pezzo” e anche: “Thuram ti sei guadagnato un posto nel mio fanta.Il mio CC libero sei tu”. Poi arrivano le note negative: “Possiamo far cantare Locatelli, da un’altra parte, per favore” e poi: “Di Gregorio avrebbe dovuto cantare “interista chiacchierone”…” e anche: “Fate cantare a Di Gregorio la sigla dell’Uomo Tigre” e infine: “Per fortuna li abbiamo presi per giocare a calcio, perché a cantare....mamma mia”.