Prima che Paolo Vanoli mettesse piede in Laguna, gli arancioneroverdi versavano in una situazione di classifica che definire disastrosa è riduttivo.

Il Venezia si era adagiato al penultimo posto con 9 punti collezionati in 11 partite. Una posizione che certamente non si confaceva ad una piazza ambiziosa, ma che soprattutto in Serie B era appena retrocessa: una doppia retrocessione non sarebbe stata ammissibile, visti anche gli ingenti investimenti della nuova proprietà.

Proprio per dare un segnale, allora, la dirigenza del Venezia ha ritenuto di sollevare Ivan Javorčić – al momento secondo di Igor Tudor sulla panchina della Lazio – dall’incarico e di affidare la guida tecnica al cinquantunenne nativo di Varese.

Si tratta, in realtà, di un ritorno di fiamma: Vanoli era già stato in riva alla Laguna, non in veste di allenatore ma di calciatore. A voler essere precisi, è stato proprio il Venezia a permettergli di esordire tra i professionisti nella stagione 1992-93.

Già i tardi millennials faranno fatica a ricordare il Vanoli calciatore, anche se la sua è stata una carriera tutt’altro che trascurabile.

Di lui, e più in particolare di un suo gol, si ricordano bene i tifosi del Parma (concorrenti diretti in questa stagione): con un’inzuccata di testa l’attuale allenatore del Venezia ha blindato la finale di Coppa Uefa tra Parma e Marsiglia, permettendo ai Ducali di aggiudicarsi il secondo e per ora ultimo trofeo internazionale della loro bacheca.

Gli inizi della carriera da allenatore L’esperienza in Laguna Come gioca il Venezia di Vanoli Cosa aspettarsi dal futuro di Paolo Vanoli

Gli inizi della carriera da allenatore

La carriera da allenatore, invece, è indissolubilmente legata alla trafila delle nazionali italiane.

Dopo una breve esperienza in Serie D, Vanoli è stato inserito nello staff tecnico (a volte anche come primo allenatore) delle nazionali giovanili fino poi a diventare assistente tecnico di Gian Piero Ventura sulla panchina della Nazionale maggiore e di Antonio Conte nell’esperienza al Chelsea e all’Inter.

Il primo incarico “in proprio” – che non fosse in una lega dilettantistica – è arrivato nel 2021, quando è stato chiamato a sostituire Rui Vitória sulla panchina dello Spartak Mosca.

Di gavetta, prima di arrivare sulla panchina del Venezia, ce n’è stata parecchia, ma il suo arrivo è stato cruciale per risollevare le sorti dei lagunari. Nella stagione 2022-23, che rischiava di chiudersi in maniera sportivamente tragica, ha portato i veneti a giocarsi i play-off per risalire immediatamente in Serie A.

Anche nella stagione in corso il Venezia si giocherà un posto per ritornare in Serie A ai play-off, ma questa volta lo farà da favorito: la terza posizione maturata nella regular season gli consentirebbe, anche in caso di pareggio di tutte le partite, di passare proprio in virtù del miglior piazzamento.

Per non parlare, poi, del fatto che la promozione diretta è stata in bilico fino all’ultima partita, anche se i verdetti finali hanno riportato la Serie A a Como dopo 21 anni dall’ultima volta.

L’esperienza in Laguna

L’attitudine da motivatore di Vanoli, probabilmente dovuta al lavoro precedente svolto con allenatori altrettanto bravi sotto questo profilo, è stata sicuramente un fattore che ha permesso al Venezia di risollevarsi dalla scomoda posizione in cui si trovava quando ha preso le redini della squadra e di affermarsi come una delle migliori squadre della cadetteria.

La filosofia di Vanoli, infatti, si basa su una valorizzazione e gestione delle risorse umane a propria disposizione, che certamente lo ha facilitato nel lavoro con giocatori esperti come, ad esempio, JoelPohjanpalo.

Si è detto molto della fluidità tattica del Venezia targato Vanoli, che alterna indistintamente sia una difesa a 4 che una difesa a 3. Lo stesso Vanoli ha dichiarato: «no, io non sono vincolato (a un sistema di gioco, n.d.r.). Io penso che il sistema di gioco lo facciano le caratteristiche dei giocatori».

La sua storia al Venezia, in realtà, è iniziata con un 3-5-2 come modulo di base per poi, all’inizio del secondo anno, spostarsi su una sorta di 4-3-3 per poter meglio sfruttare le caratteristiche in ampiezza di Dennis Johnsen o, in assenza di questo, anche di un 4-4-2.

Con la partenza del norvegese con destinazione Cremona, Vanoli è ritornato alle origini. Questo passaggio, in particolare, è avvenuto nitidamente nel corso della partita contro il Parma.

Per tamponare le catene laterali dei Ducali, punto forte della squadra, l’allenatore del Venezia ha scelto a partita in corso di disporsi a 3 in fase di possesso per poi ripiegare su una difesa a 5 in fase di non possesso.

Come gioca il Venezia di Vanoli

In fase di possesso, il Venezia tende a costruire quasi sempre dal basso per consolidare il possesso della palla: è sedicesima (su 20 squadre) per utilizzo dei lanci lunghi da parte del portiere. Come percentuale di possesso palla in sé, poi, è tra le migliori squadre (4° posto, 53% per 90’).

Il possesso si distribuisce perlopiù equamente nei 2/3 di campo e nell’ultimo terzo di campo: si tratta, infatti, di una squadra che ha un field tilt – possesso nell’ultimo terzo di campo – pari al 51.25% (9° posto).

C’è da dire, per completezza, che il Venezia non disdegna risalire il campo tramite passaggi progressivi e conduzioni palla al piede.

Il Venezia si affida molto a questi fondamentali per dare intensità alla manovra ed è per questo motivo che i Lagunari spiccano per occasioni create in contropiede (3° posto per xG creati da contropiede).

Tanner Tessmann, impostosi come uno dei migliori centrocampisti della cadetteria, si esalta in questo contesto: è infatti al terzo posto per passaggi progressivi nel cluster di riferimento e si posiziona bene (7° posto) anche per percentuale di passaggi lunghi riusciti.

In quest’assetto svolgono un ruolo fondamentale gli esterni di centrocampo, assistiti da doti atletiche importanti.

Questi giocatori – spesso Candela sull’out di destra e Zampano su quello di sinistra – tendono ad essere innescati tramite passaggi filtranti (4° posto nell’utilizzo di questi, 1.03 per 90’) per poi mettere palloni a rimorchio per gli attaccanti. Il Venezia, infatti, è una delle squadre (la seconda per l’esattezza) che utilizza maggiormente i cutbacks. Uno schema che funziona particolarmente bene viste le qualità in area di rigore degli attaccanti veneziani.

Il Venezia di Vanoli, in sintesi, è una squadra molto votata all’attacco: non è stata solo la squadra più prolifica del campionato (69 gol in 38 partite, 1.82 per partita) ma anche la migliore squadra in termini di produzione offensiva secondo il modello degli Expected Goals (66.91 xG e 62.32 npxG).

La fase di non possesso

All’intensità nella fase di possesso non corrisponde necessariamente intensità nella fase di non possesso. Il Venezia spesso accetta di difendere in maniera non troppo aggressiva, accontentandosi anche di difendere con blocco medio-basso.

In questa fase si vede abbastanza chiaramente un 5-3-2, con gli attaccanti che cercano di stringersi in modo tale da schermare il play avversario e gli esterni di centrocampo che si allineano con i difensori centrali.

Non è una squadra, insomma, che va a contestare immediatamente il possesso palla avversario: si posiziona al 15° posto per PPDA (Passes Per Difensive Action) un dato che indica quanti passaggi vengono concessi alla squadra avversaria prima di tentare un’azione difensiva e, di conseguenza, indica il tipo di pressione che il Venezia applica ai suoi avversari.

In media, concede circa 13 passaggi agli avversari prima di esercitare pressione.

La squadra di Vanoli, invece, si propone diversamente nel momento in cui si trova a perdere palla. In quel caso, è una delle migliori nell’esercitare gegenpressing e recuperare il possesso della sfera.

Cosa aspettarsi dal futuro di Paolo Vanoli

Sulla figura di Paolo Vanoli, specialmente dopo questo anno e mezzo, si sono accesi molti riflettori dalla Serie A.

Si dice che il Torino lo segua da vicino come sostituto per rimpiazzare Ivan Jurić. Nel caso, sarebbe una scelta interessante: si tratterebbe di cambiare guida tecnica senza necessariamente stravolgere i principi di gioco del Torino.

Certamente, la flessibilità tattica che sta alla base dell’idea di Vanoli potrà aiutarlo più o meno in qualunque contesto. Stessa cosa si potrebbe dire delle sue doti da gestore, considerato il livello deii giocatori con cui ha lavorato a stretto contatto per anni a stretto contatto.

In attesa di conoscere quello che sarà il suo futuro, si deve certamente sottolineare il suo egregio lavoro con il Venezia. Chissà, magari, che non sia proprio lui l’allenatore a guidare di nuovo i Lagunari nel massimo campionato italiano. Lo scopriremo presto.