Lo chiamavano il Principe per la sua innata eleganza, perchè giocava a testa alta e con entrambi i piedi e pazienza se a volte c’era un pizzico di leziosità. A Giuseppe Giannini quell’impercettibile indolenza veniva perdonata sempre: regista raffinato della Roma (437 presenze e 75 gol) ha vissuto in Nazionale momenti esaltanti (47 caps) ma con gli Europei e i Mondiali ha un conto aperto. Terzo ai Mondiali in casa nel ’90, Giannini era uno dei leader della Giovane Italia di Vicini che perse gli Europei Under 21 in finale ai rigori con la Spagna nel 1986 e che nel 1988 in Germania dopo aver dato spettacolo si arrese solo in semifinale contro la Russia. In esclusiva per Virgilio Sport Giannini fa le carte ad Euro2024 che, per un bizzarro gioco del destino, si gioca ancora sul suolo tedesco.

Giannini si iscrive anche lei al partito degli ottimisti per l’Italia di Spalletti?

“Premetto che è sempre difficile fare pronostici, ma per tradizione e vedendo anche come è andata nel 2021 con Mancini penso che l’Italia possa davvero far bene”.

Il punto debole sembra l’attacco, rispetto alla sua generazione che abbondava di bomber ora da anni mancano cannonieri importanti…

“Il problema esiste anche nei settori giovanili, non c’è una ragione precisa ma è vero che da troppo tempo non nascono attaccanti di livello e quelli che ci sono spesso sono discontinui e stentano a volte. Dobbiamo sperare nel boom di Scamacca che ultimamente sta facendo bene, speriamo possa reggere il ruolo. Sulla scelta di non convocare Immobile non posso dare giudizi, Spalletti è andato a osservare tutti nei vari ritiri ed avrà tratto le sue conclusioni”.

Il ct si affida al blocco-Inter, ha rievocato lo zoccolo duro della Juve degli anni di Bearzot

“Giusto così, l’Inter ha tanti campioni in squadra e con loro difesa e centrocampo sono a posto: da Bastoni e Dimarco a Barella e Frattesi abbiamo tante certezze”.

Jorginho può essere ancora il leader di questa Italia o ha dato già il meglio di sè?

“Ha ancora tanto da dare secondo me, può guidare questa squadra”

Ripensando alle sue esperienze anche un po’ beffarde agli Europei come giocatore sia in Under 21 che con la Nazionale maggiore ha qualche rimpianto per come sono finite?

“Se ti fermi a riflettere non puoi non pensare che con quei giocatori che avevamo, da Donadoni a Vialli e Mancini, potevamo vincere, per i nomi che c’erano e per come giocammo il rimpianto c’è ma la vita va avanti. Però l’Italia ha un conto aperto con gli Europei, ricordo anche la finale del 2000 in Belgio-Olanda, che beffa, direi che nonostante il trionfo di tre anni fa i conti non tornano ancora. E’ il momento di riequilibrare tutto, speriamo anche se sono convinto che alla lunga chi merita la spunta sempre”.

Quali sono gli avversari più pericolosi per l’Italia?

“Le squadre di tradizione, alla fine sono sempre le stesse, quindi dico Francia su tutte, poi Spagna e Inghilterra”,

Ha fatto molto discutere la pre-convocazione di Fagioli, Spalletti ha spiegato che è stata una scelta tecnica

“Non mi scandalizzo per la sua chiamata, Fagioli è un giocatore di qualità, magari lo ha anche chiamato per incoraggiarlo e per fargli capire che lo considera e lo stima. Se anche dovesse tagliarlo dalla lista definitiva sicuramente farà parte del gruppo in seguito”.