Adesso sarà difficile nascondere l’evidenza. Perché quello tra Adrian Newey e la Ferrari è un matrimonio che s’ha da fare, anche se sul web si legge un po’ di tutto, con potenziali acquirenti pronti ad allentare i cordoni della borsa pur di strappare il geniale progettista britannico alla concorrenza (Aston Martin, Audi e McLaren su tutte). Ma alla fine il futuro di Newey sarà a tinte rosse, perché tutti gli indizi portano in quella direzione. Dopotutto non ci si può elevare al rango di miglior progettista di sempre nella storia della Formula Uno senza aver avuto mai l’opportunità di lavorare nella scuderia per antonomasia. E questo matrimonio profuma davvero di storia.

Il primo fattore: la presenza di Lewis Hamilton Il secondo fattore: gli manca solo di lavorare in Ferrari Il terzo fattore: arrivare preparati alla rivoluzione del 2026 Il quarto fattore: totale libertà e una consulenza anche su strada

Il primo fattore: la presenza di Lewis Hamilton

Un po’ come quello che ha portato Lewis Hamilton a mettere alla porta Carlos Sainz a inizio stagione, con accordo già ratificato per il 2025. Anche questo, un altro punto a favore dell’approdo di Newey in Ferrari: Hamilton è stato grande rivale della RedBull nel decennio passato, ma il progettista non ha mai negato la volontà di poterci lavorare assieme prima di concedersi un po’ di meritato riposo (va per le 66 primavere).

L’ultima chance, che poi è sostanzialmente anche la prima da un lustro a questa parte, arriva adesso: riunirsi in Ferrari per riportare le rosse di Maranello in cima al mondo, dove mancano dal 2008 (ultimo titolo costruttori: 2007 se si parla di piloti).

Insomma, unire le forze per entrare definitivamente nella storia, con Lewis a caccia dell’ottavo titolo iridato (mai nessuno c’è riuscito, anche se Verstappen è sulla buona strada…) e Newey che insegue il 26esimo titolo mondiale, avendone conquistati 13 piloti e 12 costruttori.

Il secondo fattore: gli manca solo di lavorare in Ferrari

Perché tutti vogliono Adrian? I numeri di per sé già dicono tanto, ma nemmeno tutto. Di sicuro, Newey è stato il progettista più rivoluzionario e vincente della storia della Formula Uno. Un mondo che lo ha accolto all’inizio degli anni ’90, quando la Williams puntò forte su un giovane progettista per provare a intaccare il dominio McLaren. Un paio d’anni dopo, Nigel Mansell concluse una stagione straordinaria col titolo 1992, annata nella quale soltanto uno di 16 GP disputati non vide una Williams sul gradino più alto del podio (vinse una gara anche Riccardo Patrese).

Newey sarà poi l’artefice dei due successi iridati di Hakkinen alla fine del millennio, ma soprattutto quello dell’ascesa RedBull, scuderia nella quale è arrivato nel 2006, contribuendo al primo ciclo di trionfi (2010-2013) con Sebastian Vettel e poi, dopo il dominio Mercedes nella prima era ibrida, ai recenti successi (dominanti è dir poco) di Max Verstappen. Un idillio interrotto solo dalle beghe interne al team austriaco, dove la posizione di Horner ha finito per generare malumori e spingere Newey a cercare un’ultima sfida.

Il terzo fattore: arrivare preparati alla rivoluzione del 2026

Di aggettivi e sostantivi utilizzati per provare a dare un “senso” alla straordinaria capacità di Newey di creare progetti vincenti ne sono stati utilizzati un’infinità: mago, genio, visionario, signore del vento, maestro dell’aerodinamica e via dicendo, qualunque avrebbe potuto calzargli a pennello.

La verità però è forse un’altra: Newey ha sempre cercato di rendere originale ciò che agli occhi degli altri appariva come normale. E ha provato a innovare individuando soluzioni spesso non scontate, riuscendo quasi sempre ad aprire un nuovo filone, poi prontamente seguito da stuoli di ingegneri e progettisti.

Il valore aggiunto del britannico è proprio questo: a volte riesce ad essere persino più avanti dei regolamenti, che devono adattarsi alle sue intuizioni per poter rendere la competizione più equilibrata. E considerando che nel 2026 la Formula Uno entrerà in una nuova era, ecco che tutti oggi vorrebbero accaparrarsi il progettista più geniale e virtuoso, ben sapendo dei dividendi che tale scelta potrà pagare.

Il quarto fattore: totale libertà e una consulenza anche su strada

Newey negli anni ha saputo innovare come nessun altro: dalle sospensioni attive mostrate sulla Williams 1992 al cambio CVT dell’anno successivo, dal terzo pedale freno della McLaren 1998 agli scarichi soffiati visti sulla RedBull 2010 (seppur ripresi da un’idea già sperimentata da Renault nel 1983), ogni innovazione ha finito per segnare un’epoca e cambiare il corso della storia.

La Ferrari ha un vantaggio innegabile rispetto alla concorrenza: il fascino di oltre 70 anni di storia, e soprattutto quell’ossessione mondiale che renderebbe leggendario chi riuscisse a sfatare il tabù. Newey verrebbe messo a capo di tutto il progetto sportivo, ma si vocifera anche di un’offerta rivolta a una consulenza per le macchine stradali, con la F40 che attende una degna erede.

Avrebbe carta bianca su tutto: budget (nei limiti imposti dal regolamento), indirizzo tecnico e quant’altro. Chiaro che la pressione sulla Scuderia Ferrari salirebbe alle stelle, ma per interrompere un digiuno che si sta pericolosamente avvicinando ai 21 anni che trascorsero dal mondiale di Jody Scheckter a quello di Michael Schumacher si è disposti a tutto.