Lode all’altissimo. Che è vestito tutto di rosa e nel cuore delle Prealpi Venete ha letteralmente portato con sé un pezzo di Slovenia. Perché nessuno s’è voluto perdere l’ennesimo capolavoro di Tadej Pogacar, dominante sopra ogni ragionevole dubbio anche nella tappa conclusiva di un Giro d’Italia dominato praticamente dal primo all’ultimo metro, se si eccettua lo sprint della prima tappa a Torino quando Narvaez gli impedì di vestire la maglia rosa sin dalla tappa inaugurale. Poco male: 24 ore di attesa sono nulla pensando a quanto raccontato dalle successive tre settimane, chiuse in grande stile con le due ascese sul Grappa e soprattutto col sesto successo di tappa nella prima (e si spera non ultima) corsa rosa della sua vita. Un capolavoro, per come l’ha saputa interpretare e affrontare.

Giro d’Italia, 20a tappa: Pogacar è il campione di tutti Giro d’Italia, tappa 20: ordine d’arrivo e classifica Tappa 20, Alpago-Bassano: pagelle Giro d’Italia, la passerella sui Fori Imperiali chiama Milan

Giro d’Italia, 20a tappa: Pogacar è il campione di tutti

Pogacar ancora una volta ha fatto il vuoto in salita, guadagnando peraltro anche in discesa per poi andare all’arrivo omaggiando in ogni modo e forma il pubblico (numerosissimo) presente ai lati della strada. Ha fatto sembrare tutto facile, come d’abitudine: è partito ai -5 dalla vetta del Grappa (la seconda ascesa di giornata) recuperando in fretta il minuto di ritardo su un bravissimo Giulio Pellizzari, col quale ha provato ad andare via in coppia, salvo poi salutare la compagnia del giovane marchigiano che aveva speso tantissimo nella fuga di giornata.

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Bravo però Pellizzari ad andar su del suo passo e farsi raggiungere dagli uomini di classifica, con i quali è rimasto fino al termine della tappa. A provare a far saltare il banco è stato Antonio Tiberi, che aveva un duplice obiettivo: blindare la maglia bianca di miglior giovane (con Arensman in crisi, giunto a un minuto dal gruppo dei migliori, tutto è stato più agevole) e provare ad accorciare la forbice dal podio, perché anche Thomas sul Grappa ha pagato qualche decina di metro di ritardo, recuperando però il terreno perso in discesa.

Martinez, secondo nella generale, ha battezzato la ruota di Tiberi e poi è andato a riprenderlo in discesa, quando l’italiano ha provato nuovamente ad allungare, preferendo per arrivare assieme all’italiano sprintando all’arrivo per la terza piazza di giornata dietro a Paret-Peintre.

Giro d’Italia, tappa 20: ordine d’arrivo e classifica

L’ordine d’arrivo della 19a tappa del Giro:

Pogacar (Slo) in 4h58’23” Paret-Peintre (Fra) a 2’07” Martinez (Col) s.t. Tiberi (Ita) s.t. Rubio (Col) s.t. Pellizzari (Ita) s.t. Thomas (Gbr) s.t. O’Connor (Aus) s.t. Storer (Aus) a 2’31” Majka (Pol) a 3’08”

Questi i primi 5 in classifica generale (qui la classifica completa):

Pogacar (Slo) in 76h22’13” Martinez (Col) a 9’56” Thomas (Gbr) a 10’24” O’Connor (Aus) a 12’07” Tiberi (Ita) a 12’49”

Tappa 20, Alpago-Bassano: pagelle

POGACAR 10 E LODE: uno così andrebbe clonato e preservato per i decenni a venire. Adesso si può dire: Tadej ha salvato il Giro, che senza di lui avrebbe avuto il volto di una corsa incompiuta e senza reali campioni. Qui si sconfina però in una dimensione ancora più grande: Pogacar è un talento come ne nascono uno ogni chissà quanti anni, e a Bassano onora una volta di più la maglia rosa e tutto quello che gli gira intorno. Sei vittorie di tappa nello stesso Giro sono roba da alieni: Pogi viene da un altro mondo, ma che bello che sia atterrato in Italia. PELLIZZARI 9: questo ragazzo ha un avvenire luminoso davanti. Basterà non mettergli troppa pressione: in salita va su fortissimo, in discesa è migliorato tanto, deve solo imparare a difendersi a cronometro. Coraggioso, temerario, impavido: ha provato a stare con Pogacar, per ora s’è accontentato di fare un pezzo di strada assieme a lui. Comunque un privilegio per pochi, anzi pochissimi. TIBERI 8,5: Antonio ha dato tutto, e ancora una volta ha dimostrato di essere un talento sul quale è giusto credere in prospettiva futura. Ha provato ad attaccare Thomas quando l’ha visto in difficoltà, ma il britannico con esperienza ha limitato i danni in salita per poi rientrare in discesa. Chiude un Giro che deve essere per lui una base di partenza indossando la maglia bianca: se son rose fioriranno. MARTINEZ 8: non doveva temere grossi pericoli, perché si era capito che Thomas già da qualche tappa non ne aveva più. Va su col suo passo, si mette sulla ruota di Tiberi che prova a sgranare il gruppo dei big, controlla e chiude sul podio di giornata. E con quei 4 secondi di abbuono gli consentono anche di limitare sotto i 10 minuti netti il ritardo in classifica generale da Pogacar (sarebbe stata storia anche questa). THOMAS 7: la 20esima tappa un anno fa lo costrinse a bere un calice amarissimo, con Roglic che andò a sfilargli via la maglia rosa a Monte Lussari. Stavolta la sensazione è differente: blinda il podio, che a 38 anni è sempre tanta roba, e chiude con una prova intelligente, senza cadere nella trappola di Tiberi. ARENSMAN 5: non ne ha più l’olandese e lo si capisce a metà dell’ultima salita sul Grappa, quando molla le ruote del gruppetto degli uomini di classifica. Fallisce l’assalto alla maglia bianca di Tiberi, ma non riesce nemmeno a rendersi utile alla causa di Thomas, che alla fine si arrabatta come può e chiude i conti per il podio. FORTUNATO 5: peccato dover constatare un’altra giornata no per lo scalatore italiano. Che nelle ultime due edizioni del Giro aveva fatto vedere cose davvero notevoli, ma che stavolta non è stato mai in grado di dire la sua. Una lezione di cui dovrà tener conto per l’avvenire.

Giro d’Italia, la passerella sui Fori Imperiali chiama Milan

Passerella ai Fori Imperiali, con uno sfondo impareggiabile e senza eguali. Occasione ghiotta per i velocisti rimasti in gara per provare a brindare su un traguardo che profuma di prestigio: Milan e Merlier sono pronti a regalarsi un ultimo giro di giostra, mentre Pogacar si godrà il viaggio, i flash e gli apprezzamenti del pubblico presente a bordo strada.