Igor Tudor sarà il nuovo allenatore della Lazio. Il croato è il prescelto del presidente Claudio Lotito, che ha deciso di puntare con forza sull’ex Juve, dopo le dimissioni rassegnate da Maurizio Sarri nella giornata di martedì. Limati gli ultimi dettagli dell’operazione, con il procuratore del tecnico che ha trovato l’accordo con il patron biancoceleste e il ds Angelo Fabiani. A lui il compito di risollevare le sorti di una Lazio apparsa in crisi d’identità nelle ultime apparizioni, con una zona Europa da raggiungere a tutti i costi e una Coppa Italia da conquistare. Dopo il no al Napoli di Aurelio De Laurentiis, Tudor ha scelto il club capitolino.

Igor Tudor nuovo allenatore della Lazio: i dettagli del contratto Il No a De Laurentiis e il sì a Lotito: cosa è cambiato Come giocherà la Lazio di Tudor Tudor e quella lite con Pirlo alla Juve

Igor Tudor nuovo allenatore della Lazio: i dettagli del contratto

Accordo totale tra la Lazio di Claudio Lotito e Igor Tudor. L’allenatore croato firmerà nelle prossime ore un contratto di un anno e mezzo, con scadenza 2025, con opzione di rinnovo al raggiungimento di determinati obiettivi. Arrivato nel pomeriggio di ieri a Roma, direttamente da Spalato, l’ex allenatore dell’Olympique Marsiglia ha incontrato il tandem Lotito-Fabiani insieme al suo procuratore Anthony Seric. In serata la stretta di mano che ha sancito l’inizio di una nuova era in casa biancoceleste.

Domani, alle ore 20.45, la Lazio sarà impegnata allo “Stirpe” di Frosinone contro la squadra di Eusebio Di Francesco. In panchina ci sarà ancora Giovanni Martusciello, unico superstite dello staff tecnico di Maurizio Sarri, che ha rassegnato le proprie dimissioni ad inizio settimana. L’ingaggio di Tudor verrà formalizzato nei prossimi giorni, permettendogli di insediarsi nel corso della sosta dedicata alle nazionali, che precederà il doppio impegno con la Juventus, tra Serie A e semifinale d’andata di Coppa Italia, e l’attesissimo derby con la Roma di Daniele De Rossi.

Il No a De Laurentiis e il sì a Lotito: cosa è cambiato

Prima di accettare l’offerta della Lazio di Claudio Lotito, Igor Tudor aveva ascoltato, e poi rifiutato, la proposta di Aurelio De Laurentiis, nell’autunno che ha visto concretizzarsi l’esonero di Rudi Garcia. Un Napoli in estrema difficoltà, a pochi mesi dalla vittoria dello Scudetto con Luciano Spalletti, che aveva messo sul piatto 7 mesi di contratto e un’imposizione: giocare con il 4-3-3. E si sa, “obbligare” un allenatore a giocare con un sistema di gioco che non gli appartiene non è proprio il miglior modo per iniziare una nuova avventura.

Tudor aveva persino accettato un contratto fino al 30 giugno 2024, mettendo da parte una richiesta iniziale che portava ad una scadenza fissata nel 2025. Le esigenze tattiche di ADL, però, non potevano coincidere con le idee di un “sergente di ferro”, convinto del proprio potenziale e intenzionato a conoscere prima le caratteristiche dei calciatori e poi a decidere il da farsi. Affare sfumato dopo un breve incontro e panchina a Walter Mazzarri, con tutte le conseguenze del caso.

La Lazio, in tal senso, è stata più convincente, sin dall’inizio. Un progetto tecnico di un anno e mezzo, con la necessità di centrare un piazzamento europeo e la possibilità di aprire un ciclo, anche grazie al prossimo mercato estivo. “La squadra ha bisogno di un allenatore che utilizzi bastone e carota – ha ribadito il presidente Lotito al TG1 –. La squadra è arbitro di se stessa, non ha più alibi per scaricare su altri le responsabilità”.

Come giocherà la Lazio di Tudor

Abituato a giocare con il 3-4-2-1, modulo di matrice “gasperiniana”, Igor Tudor ha studiato negli anni anche il 4-3-3, pur manifestando una chiara preferenza per la difesa a tre. La sosta potrebbe consentirgli di lavorare immediatamente su un nuovo sistema di gioco, ma non è da escludere un passaggio graduale, con la conferma della retroguardia a quattro nelle primissime apparizioni. Certo, gli impegni con Juve e Roma non consentono esperimenti, ecco perché il croato dovrà subito trovare certezze e pilastri a cui apppoggiarsi.

Uno di questi è senza dubbio Ciro Immobile, capitano di una Lazio che stava lentamente andando a fondo nelle ultime settimane. Una stagione condizionata dai tanti problemi muscolari e un riscatto atteso da mesi dal popolo biancoceleste, che non ha mai fatto mancare il proprio appoggio. Zaccagni e Felipe Anderson rappresentano due frecce importanti all’arco dello staff tecnico biancoceleste e difficilmente non troveranno spazio nell’undici di Tudor.

Qualora si giocasse con il 3-4-2-1, i maggiori ballottaggi riguarderebbero la mediana, con Rovella, Cataldi e Vecino che rischiano di finire in panchina. Luis Alberto non si tocca, ma deve trovare una collocazione tattica che non nasconda le sue straordinarie qualità tecniche. Un centrocampo a due impone caratteristiche ben precise, necessarie per trovare un equilibrio di squadra e non lasciare “buchi” in mezzo al campo. Tudor conosce perfettamente Guendouzi, che ha allenato al Marsiglia. Nonostante qualche screzio tra i due, l’ex Arsenal è sempre stato un elemento fondamentale per l’allenatore, come testimoniano le 43 presenze collezionate in tutte le competizioni. Lecito pensare che il classe ’99 abbia una maglia da titolare.

In caso di difesa a tre, cambiano i meccanismi difensivi e gli interpreti: Lazzari e Marusic si alzerebbero sulla linea mediana, interpretando il ruolo di quinti, mentre Patric, Casale e Romagnoli potrebbero comporre il nuovo pacchetto arretrato. Patric ha la velocità giusta per vestire i panni di “braccetto” di destra, con Romagnoli che ha il piede per impostare e sganciarsi sul centro-sinistra. Casale e Gila si giocherebbero una casacca al centro, viste le loro caratteristiche fisiche. Lo stesso Casale, peraltro, ha già giocato in una difesa a tre in quel di Verona.

Questa la possibile formazione della Lazio con Igor Tudor in panchina, a pieno regime:

LAZIO (3-4-2-1): Provedel; Patric, Casale, Romagnoli; Lazzari, Guendouzi, Luis Alberto, Marusic; Felipe Anderson, Zaccagni; Immobile. All. I. Tudor.

Tudor e quella lite con Pirlo alla Juve

Bianco o nero. Nero o bianco. Così è Igor Tudor, per indole, più che per carattere. Se è vero che dietro quella corazza da uomo duro e inscalfibile si nasconde un profilo tanto sensibile quanto orgoglioso, sul campo resta un “sergente di ferro”. Uno in grado di gettarsi nel fuoco per i propri calciatori, ma capace anche di arrivare allo scontro. È ciò che successe con Andrea Pirlo ai tempi della Juventus, quando il croato era un collaboratore tecnico e iniziava a percepire la possibilità di subentrare all’ex regista della nazionale italiana.

“Siamo riusciti a qualificarci per la Champions League, abbiamo anche vinto la Coppa Italia, ma ci hanno cacciato – rivelò Tudor con un pizzico di amarezza alle colonne di Sportske Novosti –. Mi dispiace e non lo trovo giusto. Non sarò mai più l’assistente di nessuno. Alla Juve mi ha chiamato Pirlo. C’era una lista con cinque nomi compilata dalla società e Paratici ha lasciato a Pirlo la decisione. E lui ha scelto me. Ma siccome è molto amico di Baronio, ha preso anche lui e un altro, un analista, e ci ha messi tutti sullo stesso livello. Non era giusto, perché dopo tutto io sono un allenatore. Però ho accettato perché era la Juve”, ribadì all’epoca Tudor.