È proprio vero che quando nasce un figlio la vita cambia di colpo. Quella di Lorenzo Musetti, applicata al rettangolo di gioco, lo ha fatto all’istante: la vittoria su Roman Safiullin era stata il primo segnale, quella ben più corposa su Ben Shelton ha reso il concetto ancor più visibile. E ha regalato all’italiano il terzo tennista qualificato agli ottavi di finale nel Masters 1000 di Miami, cosa che rende già adesso la spedizione tricolore tra le più belle ed entusiasmanti di tutti i tempi nel circuito dei tornei che fanno da anticamera a quelli dello slam. Una cosa che non era mai successa sul cemento: mentre gli americani si leccano le ferite (nessuno statunitense agli ottavi: non accadeva da 8 anni), gli italiani se la godono di gusto.

Una prova perfetta: Shelton parte male e chiude peggio La rinascita del carrarino: è l’ora della svolta Finalmente il vero Lorenzo: “Ho giocato alla perfezione” Alcaraz, l’amico rivale: “Sempre bello affrontarlo” Ottavi d’Italia: a che ora giocano Musetti, Arnaldi e Sinner

Una prova perfetta: Shelton parte male e chiude peggio

Contro Shelton,Musetti è stato a tratti davvero ingiocabile. Soprattutto ha fatto bene le cose semplici, obbligando l’avversario a commettere una marea di errori non forzati (37 a 15 il computo di serata). Lorenzo è partito benissimo piazzando subito un break per poi tenere agevolmente la battuta (appena 5 punti concessi al rivale nei suoi turni al servizio).

Nel secondo set Shelton ha cambiato marcia, trovando subito due palle break nel secondo gioco (buona la seconda). La reazione di Musetti però non s’è fatta attendere: controbreak immediato ed equilibrio, altre due palle break non sfruttate nel nono (la prima salvata da Shelton con un gran servizio, la seconda mancata per un dritto uscito di un soffio), altre tre nell’11esimo gioco, col tiebreak soluzione obbligata ma con Musetti assolutamente superiore per intensità e qualità della proposta.

La rinascita del carrarino: è l’ora della svolta

A uno come Musetti non si può non volere bene. Aria scanzonata, classe cristallina (trovatelo uno che giochi il rovescio a una mano come lui: merce sempre più rara), colpi di genialità assoluta. Ma ogni tanto Lorenzo si perde, e lo ha mostrato a più riprese da un anno a questa parte: prima di trasferirsi in Florida e salutare il piccolo Ludovico, nato lo scorso 15 marzo, nell’anno solare aveva messo assieme 5 vittorie e 8 sconfitte, non riuscendo mai a dare l’impressione di poter imprimere una decisa sferzata alla sua annata.

Di più: estendendo il calcolo a partire da settembre, il computo totale recitava 8 vittorie e ben 19 sconfitte, incluse le due in Davis Cup, che pure non hanno pregiudicato la corsa della nazionale di Filippo Volandri. Numeri però che non potevano far risuonare campanelli d’allarme un po’ ovunque: Musetti, classe 2002, potenziale alter ego di Jannik Sinner (anche per ciò che dice la carta d’identità), dopo i fasti del 2022 con le vittorie ad Amburgo (ATP 500, battendo Alcaraz in finale…) e nell’ATP 250 “scivoloso” di Napoli di colpo ha cominciato a non mantenere più fede alle promesse. Fino a che non è nato Ludovico, che evidentemente ha portato qualcosa di nuovo nella sua testa.

Finalmente il vero Lorenzo: “Ho giocato alla perfezione”

Lo ha ammesso lo stesso Lorenzo in coda alla vittoria contro Ben Shelton, una delle prove più convincenti da un anno e mezzo a questa parte, salutata dal pubblico di Miami (sportivissimo) con una vera e propria standing ovation. “Ammetto che questo è stato il match più bello che ho giocato da diversi mesi a questa parte.

Sento finalmente di aver fatto tutto alla perfezione, e di aver preso le scelte giuste in ogni singolo scambio. Ho ritrovato il vero Lorenzo, quello che sul campo sa sempre come incidere nelle pieghe della partita. Ho fatto le scelte giuste a livello di maturità, di fisicità e di tattica. Shelton ha caratteristiche che di solito mi fanno soffrire, ma in campo mi sentivo bene e sono riuscito ad arginarlo al meglio, limitando i gratuiti e sbagliando davvero pochissime scelte”.

Trovare un punto di svolta per Musetti è piuttosto semplice: L’atteggiamento e il carisma mostrati oggi sono alla base di questa bella sensazione di ritrovata vitalità. Ho costretto Shelton a giocare sempre una palla in più: è questo che ha fatto la differenza”.

Alcaraz, l’amico rivale: “Sempre bello affrontarlo”

Chiaro che adesso contro Alcaraz l’asticella è destinata ad alzarsi notevolmente: “Rispetto al passato sarà una partita differente, perché quando l’ho affrontato le condizioni erano diverse. Alcaraz sta tornando su forte: a Indian Wells ha spazzato via dubbi e perplessità dopo un periodo non facile, e anche qui in Florida sta giocando bene. Lui e Sinner al momento sono i “governatori” del nostro sport, però mi fa piacere avere ancora un’opportunità per confrontarmi con uno di loro.

Se saprò fare uno step in più, allora dico che potrebbe venirne fuori qualcosa di buono. Lui fisicamente sta bene, ma anche io mi sento bene nel fisico e nella testa. Per questo dico che non c’è momento migliore per affrontarlo. E poi siamo amici e ci rispettiamo a vicenda: sarà davvero un bel momento, e spero che possa rivelarsi anche vincente”.

Anche per mantenere l’imbattibilità… da papà: “La nascita di Ludovico mi ha cambiato la vita. Debbo ringraziare Veronica per tutto ciò che sta facendo e per consentirmi di essere qua, sereno e consapevole di aver fatto le cose nel modo giusto”.

Ottavi d’Italia: a che ora giocano Musetti, Arnaldi e Sinner

Tutti gli ottavi di finale di Miami si disputeranno nella giornata di martedì. Quello tra Alcaraz e Musetti sarà il terzo incontro previsto sul campo principale (non prima delle 20,30 italiane).

Matteo Arnaldi aprirà il programma del Grandstand affrontando alle 16 italiane Tomas Machac, puntando deliberatamente a centrare il primo quarto di finale in un Masters 1000. Che salvo sorprese (mai dare le cose troppo per scontate) potrebbe vederlo opposto nientemeno che a Jannik Sinner, che giocherà la quarta partita sul Grandstand (in linea di massima non prima delle 20) sfidando l’insidioso Christopher O’Connell, col quale perse due anni e mezzo fa nell’ATP 250 di Atlanta.