Torna tutto in perfetto equilibrio sul pianeta NBA: Denver e Indiana non sbagliano l’appuntamento con gara 4 e trovano un 2-2 prezioso, con i campioni in carica che fanno la voce grossa in casa di Minnesota e i Pacers che approfittano delle rotazioni cortissime (quasi al minimo sindacale) dei Knicks, che adesso sembrano aver perso molte delle certezze maturate negli episodi precedenti.

Denver è tornata grande: Edwards stavolta non basta Knicks ridotti all’osso, Indiana non perdona Lottery draft, a sorpresa sarà Atlanta a chiamare la numero 1

Denver è tornata grande: Edwards stavolta non basta

Denver era attesa a un’altra prova del nove in casa dei Wolves, e puntualmente la risposta di Jokic e compagni è arrivata. Con una vittoria pesante per 115-107, che peraltro matura nella sostanza in chiusura di primo tempo, quando un parziale folle di 8-0 stende le velleità dei padroni di casa. Succede tutto in pochi secondi: dalla tripla di Caldwell-Pope alla schiacciata di Portis jr. (palla persa sanguinosa di Edwards), fino all’incredibile tripla da dietro metà campo di Murray che sfrutta una rimessa a vanvera di Minnesota, il passo è brevissimo ma il gap è pesantissimo.

Denver naturalmente ottiene tanto dal solito Jokic, che chiude con 35 punti di serata più 7 assist e 7 rimbalzi. Ma soprattutto stavolta la vince grazie all’apporto della panchina, che segna 27 punti totale (Braun il migliore con 11, Holiday a 10) che per una volta non tiene fede allo scomodo epiteto di “anello debole” della catena.

Minnesota ottiene tanto da Edwards, autore di 44 punti, ma poco dalle due torri gemelle, con Towns e Gobert che combinano più per rimbalzi (26) che per punti (24). Aaron Gordon con 27 punti (11/12 dal campo) si traveste da perfetto Robin per Batman Jokic, che nel quarto periodo segna 16 punti e blinda un successo di capitale importanza. Anche perché adesso la serie si sposta in Colorado, e i Nuggets sembrano aver ritrovato le giuste coordinate.

Knicks ridotti all’osso, Indiana non perdona

Quelle che NY sente di aver smarrito lungo il tragitto per Indianapolis, caduti senza colpo ferire anche nel secondo atto della serie alla Bankers Life Fieldhouse (121-89). Stavolta però non c’è stata proprio partita: i Pacers sono partiti a razzo chiudendo avanti di 20 il primo quarto e da lì hanno continuano a martellare senza pietà, anche perché l’avvio shock di Brunson (0/5) è un fardello troppo pesante per le aspirazioni dei Knicks. Che senza Anunoby perdono una pedina chiave su entrambi i lati del campo, ma che soprattutto subiscono l’iniziativa di Indiana che tira nel primo tempo con percentuali sopra il 60%.

Alla fine dopo l’intervallo lungo quasi non si gioca: lunghissimo garbage time e testa al ritorno nella grande mela, dove pure ai Knicks servirà qualcosa in più del solito miracolo per rimettere i cocci a posto. Haliburton e Siakam hanno tempo anche di riposare: dura per coach Thibs

Lottery draft, a sorpresa sarà Atlanta a chiamare la numero 1

La giornata di domenica in chiave NBA ha regalato anche un altro spunto di rilievo: è andata in scena la lottery draft, ovvero l’estrazione della sequenza delle chiamate al prossimo draft che si terrà a Brooklyn il 26/27 giugno. La prima scelta a sorpresa e contro ogni pronostico è andata agli Atlanta Hawks, che avevano appena il 3% di possibilità di pescare la pallina più pregiata. Washington s’è portata a casa la numero 2, Houston la 3, San Antonio (che lo scorso anno chiamò alla numero 1 il fenomeno Wembanyama) può accontentarsi della numero 4.

La grande delusa è Detroit, che aspirava alla numero 1 ma s’è ritrovato con la sola numero 5 in mano, così come Charlotte che ambiva a una delle prime tre, ma che pescherà alla 6. Va da sé che l’entusiasmo del popolo di Atlanta è sembrato piuttosto contenuto: il mock draft 2024 non è certo dei più attesi, poiché sulla piazza non ci sono grandissimi talenti (almeno non così “pompati” a livello mediatico).

Probabile che alla numero 1 venga chiamato uno tra Alexander Sarr o Zaccarie Risacher, entrambi francesi, attualmente di stanza il primo in Australia e il secondo in patria al Borg en Bresse, ma non sono nomi che “scaldano” il cuore. Va da sé che anche dei draft sulla carta poco accattivanti alla lunga possono determinare prospetti di grande impatto (vedi Antetokounmpo scelto alla 15 nel 2013…), ma Wemby era tutta un’altra cosa.