Per un presidente che non si è mai nascosto, una squadra che non ha mai mollato. La Pianese ha vinto ed è di nuovo in Serie C. Lo è anche grazie al lavoro di Francesco Cangi, giovane direttore sportivo che ha saputo investire al meglio le risorse messe a disposizione dal patron Sani e dalla Stosa Cucine, storica realtà dell’imprenditoria italiana. La scelta di Fabio Prosperi, prima amico e poi allenatore, e un mercato di dicembre che ha fatto la differenza, per non arrivare con il fiato corto al rush finale di campionato. A cinque anni dall’ultima stagione in Lega Pro, si torna a sorridere alle falde del monte Amiata, nella splendida cornice di Piancastagnaio.

Francesco Cangi: “Pianese, che gioia. Bravo Prosperi, Sani presidente d’altri tempi”

La prima promozione da direttore sportivo non si scorda mai. È il caso di Francesco Cangi, ds che ha avuto l’onere e l’onore di costruire la Pianese che ha chiuso il suo campionato in vetta al girone E di Serie D. È di nuovo Lega Pro a Piancastagnaio, piccola realtà di circa 4.000 anime, che si candida ad essere la Picerno 2.0 del calcio professionistico nostrano. Ripercorrendo le tappe del successo bianconero, il direttore Cangi si racconta in esclusiva a Virgilio Sport, concentrandosi sulle emozioni vissute nel finale e sul rapporto con mister Prosperi e il presidente Maurizio Sani, protagonisti di una cavalcata tutt’altro che scontata. Il tutto, senza dimenticare i momenti difficili e il futuro che attende la Pianese in Serie C.

A quasi un mese da quel 28 aprile, è ancora vivo il ricordo della festa promozione e di quegli attimi finali a Seravezza. Un campionato vinto con una giornata d’anticipo, nonostante la presenza di piazze importanti e squadre più che attrezzate. Direttore, partiamo dalla fine.

“Le emozioni sono state forti, emozioni che non avevo mai provato sotto questa veste. Nonostante lo stress che si accumula, è stata veramente una gioia arrivare ai momenti di Seravezza, è stata una partita da cardiopalma, perché perdevamo 2-0, poi 2-1 e alla fine l’abbiamo rimontata. Poi abbiamo dovuto aspettare gli altri risultati e siamo riusciti a vincere con una domenica d’anticipo. Il presidente ci ha sempre chiesto di farlo divertire e di lottare per i playoff, lui ha sempre detto così. Poi noi siamo stati bravi, perché abbiamo sempre occupato la prima e la seconda posizione, non era scontato, perché era un girone veramente competitivo.

Fondamentale il suo intervento nello spogliatoio anche nei momenti difficili, arrivati a cavallo tra la fine del girone d’andata e l’inizio del girone di ritorno.

“Il direttore sportivo non si limita al cercare i giocatori. C’è stato un momento, tra dicembre e gennaio, che abbiamo fatto 6 pari di fila, pareggiando anche la prima di ritorno, con il Seravezza che c’ha sorpassato. Poi, avevamo lo scontro diretto con il Gavorrano e abbiamo vinto, tornando subito primi. Secondo me siamo stati molto bravi nei momenti di difficoltà, così come a 7 giornate dalla fine, con il Gavorrano che ci aveva sorpassato. Lì, siamo stati bravi a non scomporci, a credere nel lavoro e a discutere, ma sempre per crescere e raggiungere un obiettivo importante. Non eravamo la squadra da battere, ma lo siamo diventati strada facendo. Siamo riusciti ad essere più bravi delle difficoltà, diciamo”.

Da compagni di squadra a “tandem” dell’area tecnica, per il bene della Pianese. Il suo rapporto con mister Prosperi.

“Con Fabio, ho avuto il piacere di giocarci insieme da calciatore a Castel di Sangro nel lontano 2001. Poi, quando ho iniziato a fare il secondo anno da direttore sportivo, l’ho trovato sulla panchina del Vastogirardi e abbiamo ottenuto una salvezza importante in un girone F difficilissimo, facendo un’annata ottima. Poi, dopo il mio primo anno a Piancastagnaio, ho avuto il pensiero di portare lui perché è un lavoratore, un professionista, un giovane che ha voglia di emergere. E vista la realtà in cui sono io, importante e con una proprietà solida, ci si può togliere delle soddisfazioni, se si lavora h24. Sono stato un po’ un luminare sotto quel punto di vista, se vogliamo, con il pensiero di Fabio che è tornato dopo un anno qui. Con lui c’è un rapporto bello, un ottimo rapporto nei momenti belli e nei momenti difficili. Si discute, ci si confronta, si parla di calcio e della squadra, si gioisce della crescita professionale di entrambi”.

Il mercato di dicembre ha fatto la differenza.

“Per quanto concerne il mercato, a dicembre abbiamo cercato caratteristiche che ci mancavano, giocatori che avrebbero allungato la panchina, per farci trovare pronti anche nella parte decisiva del campionato. Ciò che ci era mancato lo scorso anno, secondo me, quando siamo arrivati dietro all’Arezzo. La proprietà mi ha accontentato e ci ha consentito di crescere, andando a completare l’organico e raggiungere l’obiettivo finale”.

Mai un dubbio sulla gestione tecnica di Fabio Prosperi?

“Non c’è mai stato il pensiero di dividere le strade con il mister, perché non bisogna mai dimenticarsi da dove si è partiti. Noi siamo partiti per far bene, poi strada facendo siamo diventati la squadra da battere, la squadra più forte del campionato. Anche se i valori all’inizio non dicevano questo, sulla carta. Era un’occasione da non perdere quest’anno, perché meritavamo per il gioco e per la squadra di arrivare primi. Ci sono stati momenti in cui abbiamo discusso tra di noi, tatticamente, per arrivare a migliorarci, ma non è mai stato messo in discussione il lavoro di Fabio. Volevamo vincere e abbiamo vinto. Se non fossimo arrivati primi, avremmo fatto comunque qualcosa di positivo. Negli altri gironi ci sono capoluoghi di provincia e società che hanno investito budget veramente importanti, quindi abbiamo fatto davvero qualcosa di straordinario”.

Avere meno pressioni indubbiamente aiuta, soprattutto nei momenti critici.

“Sicuramente aiuta, in altre piazze dopo qualche risultato si possono avere molte pressioni, che poi ti portano a prendere decisioni affrettate. Nel calcio ci vuole programmazione e pazienza di aspettare allenatori e addetti ai lavori. A volte, questa viene meno, ma Piancastagnaio è un ambiente che non ti mette pressioni. Anzi, a un certo punto eravamo io e il mister che volevamo vincere il campionato e abbiamo trascinato la squadra alla convinzione di poterlo vincere. Piancastagnaio ha bisogno di giocatori che hanno la motivazione e la fame di crescere, dalla D alla C. Cercare di migliorarsi per andare in realtà ancora più blasonate”.

Pianese, si pensa già al futuro: l’area tecnica, il mercato e lo stadio per la C

Direttore, dopo una stagione così, sembrano esserci tutti i presupposti per ripartire nel segno della continuità.

“Ripartiremo sicuramente da Francesco Cangi come direttore sportivo e da Fabio Prosperi alla guida tecnica. Si è fatto un ottimo lavoro e secondo me il mister merita di ripartire da una categoria superiore, per mettersi in mostra e far vedere le sue idee anche in un campionato professionistico”.

Il passaggio dal dilettantismo al professionismo impone, solitamente, una rivoluzione della rosa, per non farsi trovare impreparati alle insidie che nasconde la terza serie. Ci sarà tanto da cambiare?

“Io penso che avevamo un buon organico già il primo anno, con tanti giocatori che la Lega Pro l’avevan già fatta. Dovremo sederci con i ragazzi, pian piano, e penso 8-9 di mantenerli, per poi integrarli con dei giovani e con dei calciatori anche più esperti. Ripartiamo da una base importante, per iniziare col piede giusto e con l’entusiasmo giusto. Quando si vince si hanno sempre dei valori importanti. Da lì, inseriremo sicuramente qualche giocatore d’esperienza, di categoria, e qualche giovane che sia idoneo a Piancastagnaio. Una realtà in cui si mette al centro della giornata il calcio, per migliorarsi”.

Stadio e preparazione in vista della Lega Pro. A Piancastagnaio, si può davvero parlare di programmazione, anche in tema di strutture.

“Sì, noi giocheremo a Piancastagnaio, perché lo stadio è stato adeguato ed è idoneo per la Lega Pro, con i lavori partiti cinque anni fa, quando la Pianese salì in C e giocò le gare casalinghe a Grosseto. Ora è pronto e stiamo ultimando tutta la documentazione, da consegnare per il prossimo 4 giugno. E poi, stiamo già lavorando per il mercato, così da allestire una squadra che non rappresenti una comparsa, come desidera la società. Un campionato che abbini il duo Pianese-Stosa anche sotto il profilo sportivo, che rispecchi molto anche l’azienda.

La proprietà Sani e il paragone con Picerno

Il sorriso di Maurizio Sani è di quelli contagiosi. Passione e visione al servizio di una piccola realtà come Piancastagnaio, in un rapporto che sembra ben lontano dal classico “do ut des” con ambiente, sponsor e tifoseria.

“Maurizio Sani è un presidente di quelli di una volta. Fa calcio per passione, perché si diverte, gli piace il calcio, gli piace la Pianese e gli piace la città. Ha un’azienda importante, che non ha bisogno di presentazioni, ed è un presidente che mi lascia lavorare, perché mi lascia prendere tutte le decisioni tranquillamente, pur essendo sempre a stretto contatto. È un presidente che vive questa realtà con passione e ti lascia lavorare bene. Potrei definirlo il presidente perfetto, il presidente che tutti vorrebbero.

La Pianese richiama, quasi automaticamente, una realtà tanto piccola quanto solida come quella dell’AZ Picerno.

“È un paragone giusto, perché sono due realtà in cui si lavora a livello familiare, dove si fa calcio con i giovani. Quando si parla di giovani di 19, 20 e 21 anni, gli va data fiducia e gli va data la possibilità di sbagliare. È una realtà così, familiare, con una proprietà sana, dove si fa sport sano cercando di valorizzare giovani talenti”.

Francesco Cangi, tra sogni ed obiettivi

Dopo una vita da calciatore, si è aperto un nuovo percorso nel mondo del calcio. Quattro anni da direttore sportivo e primo campionato vinto. Nell’anno in cui vengono premiati giovani dirigenti come Manna, Lovisa e Botturi, qual è il traguardo finale di questo cammino?

“Io ho iniziato 4 anni fa questa professione, dopo 15 anni da calciatore professionista. La volontà è di perseguire nell’aggiornamento e nel migliorarsi. Lo step successivo è far bene in una categoria che inizia ad essere importante. Da qui, è chiaro che faccio il direttore per arrivare il più in alto possibile. In questo momento mi godo una bella vittoria di un campionato difficile di Serie D, che non è mai facile vincere. Si festeggiava più da calciatore, adesso dal giorno dopo sei subito dopo al lavoro, per fare in modo che cresca anche la mia carriera. C’è solo da fare i complimenti ai direttori che hanno fatto bene in questa categoria e in Serie C, meritandosi anche chiamate da categorie superiori e addirittura dalla Serie A. È chiaro che anche il mio sogno è quello di arrivare il più in alto possibile”.