Solo sette italiani ci sono riusciti: battere Novak Djokovic è il sogno di tanti, ma per quel che ha detto la storia è esclusiva di pochi. Anzi pochissimi, perché non si arriva neppure alla doppia cifra. Anche se Luca Nardi a suo modo ha fatto un piccolo capolavoro: mai un tennista italiano oltre la top 100 aveva battuto il campionissimo serbo. A meno che non si voglia scomodare il pioniere di questa speciale classifica, che seppur a livello Futures nel lontano giugno del 2023 si rese protagonista di una vittoria apparentemente normale, ma che in qualche modo gli avrebbe cambiato la carriera.

Dimmi chi era Jorquera: il primo giustiziere di Nole Dopo Volandri, 14 anni prima della vittoria di Cecchinato Nel 2023 il dominio del serbo comincia a vacillare La saga con Sinner prima della favola di Nardi

Dimmi chi era Jorquera: il primo giustiziere di Nole

Manolo Jorquera aveva 25 anni quando affrontò per la prima volta Novak Djokovic. Andò a sfidarlo a casa sua, a Belgrado, in un torneo al quale il serbo (appena 16enne) venne invitato grazie a una wild card. Ma aveva già un bel seguito di curiosi pronti ad assistere alle sue partite, perché di lui si diceva già un gran bene.

Jorquera, nato a Bahia Blanca e naturalizzato italiano grazie alle origini dei nonni materni, non è mai riuscito ad andare oltre la posizione numero 305 del ranking. Quel giorno vinse soltanto al terzo set (4-6 7-6 6-2), addirittura salvando due match point nel tiebreak del secondo set, ma dieci anni dopo di quella partita se ne occupò persino il Daily Mail alla vigilia della finale di Wimbledon tra Nole e Andy Murray (che avrebbe dovuto ascoltare i consigli dell’italo-argentino per battere il serbo).

Un anno dopo, nella “rivincita” nel tabellone cadetto a Umago, fu Djokovic a spuntarla in rimonta, con Jorquera martoriato dai crampi. Ma intanto la sua nicchia nella storia se l’era già conquistata. Oggi Manolo, la cui carriera fu funestata da un incidente in bicicletta all’età di 14 anni, allena alcuni tennisti cinesi e risiede a Grosseto.

Dopo Volandri, 14 anni prima della vittoria di Cecchinato

A livello ATP, sono in totale 58 le sfide disputate da Djokovic contro tennisti italiani, con un bilancio che parla di 50 vittorie e 8 sconfitte. La prima, Umago 2004 (cioè la partita dopo quella vinta contro Jorquera), contro Filippo Volandri, vittorioso 7-6 6-1. Seguirà uno strepitoso filotto di 35 vittorie consecutive del serbo, tanto che trascorreranno 14 anni prima di assistere a un nuovo ribaltone. Tutto merito di Marco Cecchinato, che nei quarti di finale del Roland Garros pose fine alla cavalcata del vincitore del torneo parigino del 2016 in un pomeriggio indimenticabile, baciato dal sole (6-3 7-6 1-6 7-6 il punteggio in finale).

Nell’ottobre del 2020 a Vienna, stavolta sul cemento indoor, toccherà a Lorenzo Sonego rispedire indietro con perdite il numero uno al mondo: il 6-2 6-1 finale resta indelebile nella memoria di tanti appassionati, ma anche in quella di Nole, tanto che rimane ancora oggi una delle sconfitte più nette mai subite dal fuoriclasse di Belgrado nel circuito, nonché la vittoria più prestigiosa mai ottenuta da Sonny.

Nel 2023 il dominio del serbo comincia a vacillare

Il resto dei confronti che hanno visto Djokovic cedere contro gli italiani è tutta storia recente, compressa negli ultimi 11 mesi. Comincia Lorenzo Musetti a ricordare al serbo che “italians do it better”: lo affronta negli ottavi di finale di Monte Carlo e lo ribalta al terzo dopo aver ceduto 6-4 nel primo set, vincendo poi i restanti due per 7-5 e 6-4.

Chiaro però che tutti attendono con ansia e trepidazione gli incroci con quello che nel frattempo è diventato il numero 1 del tennis italiano, già incontrato due volte nel biennio precedente e sempre battuto (a Monte Carlo e a Wimbledon, nell’incredibile quarto di finale 2022). Jannik Sinner sta crescendo a vista d’occhio e quando Djokovic se lo ritrova di nuovo davanti a Wimbledon, stavolta in semifinale, la sensazione è che il gap si sia accorciato notevolmente.

Paradossalmente, pur se Nole s’impone in soli tre set (6-3 6-4 7-6), Sinner da quel confronto ne esce con una maggiore consapevolezza dei propri mezzi. Sa cosa serve per provare a insidiare per davvero il numero uno del mondo e alle Nitto ATP Finals, nella seconda sfida del round robin, lo spiega senza mezzi termini: vince 7-5 6-7 7-6 e diventa il sesto italiano nella storia a piegare Djokovic. Che cinque giorni dopo in finale si prende la rivincita in quella che resta l’ultima sconfitta nel circuito subita dall’altoatesino.

La saga con Sinner prima della favola di Nardi

Il terzo atto della saga novembrina va in scena a Malaga, nella semifinale di Davis Cup. E sorride a Sinner, che s’impone ancora una volta al terzo (6-2 2-6 7-5) trascinando l’Italia verso la vittoriosa finale contro l’Australia. Quel giorno Jannik si ripeterà anche in doppio con Sonego (battuti Djokovic e Kecmanovic), ma la testa corre già all’appuntamento di inizio 2024 con gli Australian Open.

Dove i due si ritrovano faccia a faccia in semifinale, come a Wimbledon l’anno prima, ma stavolta i conti li fa tornare Sinner che s’impone 6-1 6-2 6-7 6-3, detronizzando il serbo e pareggiando il computo degli scontri diretti (oggi sul 3 pari).

La nona sinfonia italiana l’ha mandata a referto Luca Nardi nella notte di Indian Wells, entrando nella cerchia ristretta di coloro che hanno saputo piegare la resistenza del giocatore più vincente della storia del tennis. E chissà che l’elenco non possa trovare nuovi adepti nei mesi a venire: Arnaldi, Cobolli o magari un redivivo Berrettini (che perse da Nole nella finale di Wimbledon 2021) sanno qual è la via da seguire.